
“The Negro Scipio“, olio su tela dipinto da Cézanne tra il 1866 e il 1868, che raffigura un uomo nero seduto su uno sgabello, di spalle, stremato e appoggiato contro un muro, sarà sbianchettato il titolo, con somma pace del modello della scuola che frequentava Cézanne, che oggi, se fosse vivo, forse sarebbe accusato di razzismo.
Nella mostra della Tate Gallery l’opera si chiamerà soltanto “Scipio”, per non urtare i fiocchi di neve. Il quadro, peraltro, è una denuncia dell’oppressione che continuavano a subire i negri nelle colonie francesi anche dopo la fine della schiavitù. Quando, comunque, stavano molto meglio di oggi che si autogovernano ad Haiti.
Pensate, un quadro che denunciava la schiavitù, la persecuzione e il cosiddetto razzismo nei confronti dei negri, censurato in nome del “politically correct” della “cancel culture”.

“The scimio”, va meglio cosi’ AFROROTTINKULODIMMERDA?😁
La colpa è dell’ideologia femminista, omogender ed ecoterrorista, tutto insieme forma un pastone avvelenato che oggi permea le strutture pubbliche e ne dirige i decisori politici, nonché i burocrati, media e sedicenti intellettuali, cosa forse ancora peggiore.
Queste ideologie devono essere perseguite, non vietate, ma confiscata ogni proprietà, impedito ogni finanziamento e colpiti duramente dal punto di vista fiscale, loro e chi li ha finanziati.
Agisca così il prossimo governo nazionalista, quando l’occidente vomiterà questo corpo estraneo, e in pochi anni questi movimenti deperiranno fino a chiudersi nelle loro camere da letto senza più infastidire.