Il ministro degli esteri russo: “Nel processo negoziale tra la Federazione Russa e l’Ucraina, ci sono formulazioni specifiche che stanno per essere concordate. La risposta della NATO agli appelli dell’Ucraina ha raffreddato l’ardore di Zelensky”.
⚡Лавров – на вопрос «Почему ситуацию с Украиной нельзя было решить мирным путем?»: Потому что миром Запад не хотел решать эту ситуацию. Это совсем не про Украину. Верней не столько про Украину, сколько про мировой правопорядок. США подмяли под себя всю Европу. pic.twitter.com/ckVKKVMvg5
— Василиса (@Vasilisa_Larina) March 16, 2022
Lavrov – alla domanda “Perché la situazione con l’Ucraina non può essere risolta pacificamente?”: Perché l’Occidente non ha voluto risolvere questa situazione con mezzi pacifici. Non si tratta affatto dell’Ucraina. O meglio, non tanto sull’Ucraina, quanto sul nuovo ordine mondiale. Gli Stati Uniti hanno conquistato l’intera Europa.
Sotto Biden, gli Stati Uniti si sono posti il compito di soggiogare l’Europa e hanno raggiunto la loro incondizionata adesione al corso americano. La crisi attuale è un momento fatale. Questo è un momento epocale nella storia moderna. Riflette la battaglia su come sarà l’ordine mondiale.
Nella situazione che stiamo considerando prevale anche un incompreso senso della propria infinita superiorità. Costruire un mondo in cui l’Occidente guiderà tutto impunemente e senza fare domande. Ci sono molte ragioni per cui la Russia ora viene attaccata perché è l’ultimo ostacolo da superare prima di affrontare la Cina.

Se l’ideologia liberalprogressista e omotransessualista, e la presenza dei ne(g)ri in Europa verrebbero cancellati, allora che vincano loro e sconfiggano il NWO.
Non ho molta fiducia che possa essere così. Perché mai un nemico dichiarato dovrebbe aiutarci a fare ciò che noi non siamo capaci di fare? Perché dovrebbe far sì che si ricreino le condizioni per cui gli stati dell’Occidente dominavano il mondo, e tenevano, tra gli altri, la Cina con la corda al collo?
E perché dovrebbero inimicarsi gli africani, che invece puntano a soggiogare?
Io mi aspetto tutto il male possibile dai cinesi, se avessero possibilità di realizzare tutte le loro mire in occidente.
https://www.ilgiornale.it/news/politica/cina-hu-xijin-pensionato-o-silurato-si-ritira-penna-veleno-1996475.html
Se n’è andato in pensione o è stato brutalmente silurato? La verità non la sapremo mai. Di certo, però, senza Hu Xijin il «Global Times» non sarà lo stesso. Senza la penna, e senza l’arrogante, velenoso e insolente nazional-comunismo dell’ormai ex direttore le sue pagine e la sua edizione in rete rischiano di ridiventare, come prima del suo arrivo nel 2005, una grigia versione minore del «Quotidiano del Popolo», l’organo di partito che nessuno vorrebbe sfogliare.
Con Hu Xijin al timone, il «Global Times» diventò, invece, tutt’altra storia. La versione inglese del quotidiano, spesso rilanciata su twitter, raccontava con vibrante tracotanza la voglia di potenza della Cina capital-comunista. Senza nascondere le sue pulsioni più oscure. Quando, nel 2019, difese a spada tratta la brutale repressione delle dimostrazioni di Hong Kong, a suo dire finanziate e appoggiate dagli Stati Uniti, Hu Xijin invitò a sparare sui manifestanti. E non esitò a invocare l’esenzione da ogni responsabilità per i poliziotti responsabili dell’eventuale uccisione di quegli oppositori paragonati ai «terroristi dell’Isis». E la stessa cinica grinta veniva impiegata anche per difendere la politica di potenza cinese.
Non a caso, nel marzo 2020, il Global Times invitava a mettere in cantiere più testate nucleari e a tener pronti i missili balistici intercontinentali per colpire i nemici della Cina. Proprio questa estroversa ed esplicita aggressività ha regalato alle edizioni in cinese e in inglese del «Global Times» un seguito senza precedenti garantendogli 67 milioni di follower su Facebook e Twitter. Ma parallelamente ha contribuito anche alla fama personale di un direttore libero di spadroneggiare su twitter – social inaccessibile a tutti i suoi connazionali – e randellare i nemici della Cina. Così nei «cinguettii» di Hi Xijin l’Australia, promotrice di un’incauta inchiesta sull’origine cinese del Covid, diventa una fastidiosa «gomma da masticare rimasta appiccicata alla suola della scarpa cinese». La Gran Bretagna, colpevole d’aver inviato nel Pacifico le proprie navi da guerra per violare uno spazio marittimo rivendicato dal Dragone è soltanto una «cagna meritevole di bastonate».
[…]
Grassetto mio
://www.ilgiornale.it/news/politica/cina-hu-xijin-pensionato-o-silurato-si-ritira-penna-veleno-1996475.html
Se n’è andato in pensione o è stato brutalmente silurato? La verità non la sapremo mai. Di certo, però, senza Hu Xijin il «Global Times» non sarà lo stesso. Senza la penna, e senza l’arrogante, velenoso e insolente nazional-comunismo dell’ormai ex direttore le sue pagine e la sua edizione in rete rischiano di ridiventare, come prima del suo arrivo nel 2005, una grigia versione minore del «Quotidiano del Popolo», l’organo di partito che nessuno vorrebbe sfogliare.
Con Hu Xijin al timone, il «Global Times» diventò, invece, tutt’altra storia. La versione inglese del quotidiano, spesso rilanciata su twitter, raccontava con vibrante tracotanza la voglia di potenza della Cina capital-comunista. Senza nascondere le sue pulsioni più oscure. Quando, nel 2019, difese a spada tratta la brutale repressione delle dimostrazioni di Hong Kong, a suo dire finanziate e appoggiate dagli Stati Uniti, Hu Xijin invitò a sparare sui manifestanti. E non esitò a invocare l’esenzione da ogni responsabilità per i poliziotti responsabili dell’eventuale uccisione di quegli oppositori paragonati ai «terroristi dell’Isis». E la stessa cinica grinta veniva impiegata anche per difendere la politica di potenza cinese.
Non a caso, nel marzo 2020, il Global Times invitava a mettere in cantiere più testate nucleari e a tener pronti i missili balistici intercontinentali per colpire i nemici della Cina. Proprio questa estroversa ed esplicita aggressività ha regalato alle edizioni in cinese e in inglese del «Global Times» un seguito senza precedenti garantendogli 67 milioni di follower su Facebook e Twitter. Ma parallelamente ha contribuito anche alla fama personale di un direttore libero di spadroneggiare su twitter – social inaccessibile a tutti i suoi connazionali – e randellare i nemici della Cina. Così nei «cinguettii» di Hi Xijin l’Australia, promotrice di un’incauta inchiesta sull’origine cinese del Covid, diventa una fastidiosa «gomma da masticare rimasta appiccicata alla suola della scarpa cinese». La Gran Bretagna, colpevole d’aver inviato nel Pacifico le proprie navi da guerra per violare uno spazio marittimo rivendicato dal Dragone è soltanto una «cagna meritevole di bastonate».
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Grassetto mio.
@Marte Ultore
Sono d’accordo con te sul fatto che per l’Europa liberarsi di un padrone (Stati Uniti) non debba automaticamente significare cambiarlo (Russia e Cina). Io ho solo auspicato che potesse essere così. Intanto la cosa più importante è che gli USA vengano sconfitti e che alzino i tacchi e lascino il nostro continente.
Per quanto riguarda gli africani, i cinesi hanno di fatto colonizzato economicamente il loro continente. Ma mica li fanno migrare in Cina, anzi, fossi nei cinesi imporrei agli Stati da loro sottomessi di sterilizzare i ne(g)ri in massa.
Anche se comunque la Cina mi sembra doppiogiochista in questo scenario. Ricordiamoci che è grazie alla finanza e alle multinazionali occidentali che hanno investito colà, nonché all’ingresso nel WTO del 2001 voluto in primis da USA e UE, se questo paese oggi è la “fabbrica del mondo”. Quindi secondo me la Russia dovrebbe stare attenta a fidarsi troppo di Pechino.