E’ il nuovo business dopo quello del covi. Gli ucraini.

Sono oltre 50 gli hotel toscani che hanno dato la propria disponibilità all’accoglienza degli ucraini che vogliono attraversare una decina di Paesi e arrivare in Italia.
A dirlo è Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze. Circa la metà si trova nell’area metropolitana fiorentina: «Più o meno sono gli stessi che avevano dato la disponibilità a diventare alberghi sanitari per ospitare le quarantene Covid, anche se poi non tutti sono stati utilizzati – spiega – Da un lato ci sono ragioni umanitarie, che spingono molti albergatori a tendere la mano ai profughi, dall’altro c’è la constatazione che questa guerra provocherà nuovi contraccolpi al turismo, dopo quelli legati alla pandemia, e prolungare la situazione di crisi del settore».
Ormai l’Italia non è più turismo. E’ un campo profughi e un lazzaretto.
Secondo Bechi, per accogliere i profughi, ci sarebbe però bisogno di una convenzione con la Regione. Perché vogliono tanti soldi.
Ma il governatore Eugenio Giani ieri ha assicurato che almeno gli hotel che erano già stati attivati per l’emergenza sanitaria «hanno ancora un rapporto di convezione con noi e possono essere usati quando arriveranno i profughi». In più ci sono i posti disponibili negli alloggi universitari visto che gli studenti italiani si arrangeranno, oltre alla disponibilità delle Misericordie – sempre molto attive nel business dell’accoglienza – a offrire assistenza agli alberghi sanitari che individuerà la Regione.
E sempre le Misericordie chiedono la disponibilità per l’accoglienza di famiglie ucraine con la messa a disposizione di appartamenti o strutture sul territorio regionale.
Non poteva mancare la parrocchia di don Massimo Biancalani a Vicofaro, a Pistoia. Così mischierà africani e ucraine.

Il finto prete aspetta le ucraine per i suoi negrxi non vuole maschi tra i piedi, finocchio
I numeri di telefono da contattare per arruolarsi.
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