E’ pazzesco che basti sbarcare in Italia perché sia obbligo degli italiani mantenerti a vita.
Un altro dei giornali di Elkann – sono praticamente tutti suoi – ci racconta la storia strappalacrime del gatto sbarcato a Lampedusa che torna dalla famiglia di clandestini che se lo è portato dalla Tunisia.
Grazie a questo si scopre che la famiglia di clandestini tunisini vive da mesi a spese dei contribuenti in quel di Salerno. Che non è esattamente ricca come Lugano. Eppure il sindaco usa i soldi dei cittadini per mantenere dei tunisini in fuga non si sa da che cosa.

È tornato tra le braccia della sua famiglia Rambo, il gatto migrante che era arrivato a Lampedusa lo scorso 13 marzo. “Una favola di Natale per le nostre bambine” dicono i signori Maaloul che con lui erano partiti su un barchino alla volta dell’Europa da Sfax, in Tunisia. Rambo ha quattro anni ed era sempre stato con la amiglia Maaloul fino all’arrivo a Lampedusa. Qui le loro strade si sono separate. Al micio è toccato affrontare un lungo periodo di quarantena, oltre sei mesi, così come previsto dalla legge per gli animali provenienti da quelle zone dell’Africa. La famiglia Maaloul nel frattempo ha trovato alloggio a Ceraso, in provincia di Salerno, grazie a un progetto attivato dal Comune campano. Come ha trascorso la quarantena Rambo? Daniela Palazzo, una signora dell’isola, lo ha adottato temporaneamente e lei stessa lo ha accompagnato fino in Campania per farlo ricongiungere con mamma Fatma, papà Ahmed e con le piccole Rayan, Bayan e Farah. Per tutti loro il regalo di Natale speciale è arrivato nel pomeriggio del 16 dicembre, nella sala Consiliare del piccolo Comune campano. “Le nostre figlie sono così felici – dicono Fatma e Ahmed – finalmente possono riabbracciare il piccolo Rambo. Vogliamo ringraziare quanti si sono impegnati per rendere possibile tutto questo, per le nostre bimbe questa è una favola che diventa realtà, per loro sarà un Natale speciale”. Un gesto di “grande umanità”, commenta il sindaco di Lampedusa Totò Martello, presente anche lui al ricongiungimento. “Seppur simbolica, quesa iniziativa dimostra che quando si mettono da parte l’odio e il rancore sul tema delle migrazioni si possono attivare azioni di pace, di amicizia e di vera solidarietà”. Il sindaco di Ceraso, Aniello Crocamo. ha ribadito la necessità di “portare avanti azioni di vera integrazione capaci di coinvolgere le comunità anche dal basso”. Un buon Natale, anche per il gatto.
E’ anche interessante che un gatto debba stare mesi in quarantena e i clandestini umani no.

L’asilo lo concederei solo al gatto.
Almeno lui non pretende diritti, non cerca di pesare sulla comunità, non infastidisce la gente e non si riproduce con foga come fanno gli umani del suo continente.
Sei seduto? Ok, meglio sedersi per questa.
Sapevate che anche il “gatto randagio” ormai da anni è un lavoro che i gatti italiani non vogliono più fare? Esiste un fiorente traffico di adozioni feline fra Tunisia e Italia perchè è più facile farsi affidare un ranfagio tunisino piuttosto che uno italiano. Conosco personalmente una “famiglia di città” che ha adottato due gatti tunisini.
E purtroppo, è tutto vero.
Sono nel panico per via del dubbio se fare la prima dose o no.
Perché le famiglie sono la prima fonte di fracassamento dei coglioni.