Ci avete inviato un video.
Tratta di questa notizia:
«Mi pento. È stata colpa mia. Non ero lucida». Il resto lo possiamo solo ipotizzare sulla scorta di quegli interminabili minuti di orrore, subito rimossi dal web. Sul web si dice che la donna sia svenuta alla fine.
Così scrive il giornale Secolo d’Italia.
Ma in realtà il video è stato già pubblicato settimane fa e lo stesso giornale aveva pubblicato un articolo in cui il tutto non avveniva a Kabul ma nella regione di confine con il Pakistan:
Afghanistan, donne frustate in pubblico: a quando un corteo femminista contro la shaaria? (video)
Ovviamente questo non toglie nulla alla riflessione del giornalista sulla barbarie islamica.
Non c’è nemmeno certezza sulla data di realizzo del video. Il Giornale, che ha scritto oggi un articolo, scrive che sarebbe stato diffuso il 13 aprile:
https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/al-telefono-con-un-uomo-e-finisce-frustata-dai-talebani/ar-BB1g8tTp
Ma l’articolo del Secolo è del 2 aprile! Quindi è impossibile. Ma anche questo non toglie valore al concetto espresso. E’ solo importante essere rigorosi per non prestare il fianco ai noti cazzari.
Resta il fatto che ci si chiede a cosa sia servita la guerra in Afghanistan: ad una beata minchia. Tanti morti – italiani e non – per nulla. E’ casa loro, facciano quello che vogliono. Non siamo investiti della missione divina di esportare una democrazia che nemmeno abbiamo da noi o di imporre la nostra superiore civiltà. L’importante è non importare loro qui.

Dopo l’11 settembre gli Americani si sarebbero dovuti ripulire all’interno, non andare a rimestare le mani in quel letamaio centrasiatico. La folle campagna in Afghanistan la dice lunga sul quoziente intellettivo medio di chi lavora al Pentagono (il che è inquietante, giacché dipende da loro la sicurezza del Pianeta).
Noi Europei li abbiamo seguiti un po’ per la stessa pazzia, un po’ per costrizione dell’Otan.