I rom rubano gli animali dei bimbi: “Li abbiamo mangiati al banchetto nuziale” – VIDEO

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È il caso della storia raccontata da Nina Palmieri per Le Iene con protagonisti Arianna ed Erik, orgogliosi proprietari di una fattoria didattica alle porte di Milano. Lei impiegata e lui veterinario, pochi anni fa hanno deciso di lasciare tutto per avviare questo progetto ambizioso, nato per salvare gli animali da morte certa. Accolgono nella loro fattoria qualunque animale destinato a morte certa, riscattandoli o, più raramente, avendoli in dono. Vengono inseriti in programmi didattici per giovanissimi con disabilità o per programmi di recupero sociale per bambini e ragazzi con difficoltà comportamentali. È un piccolo paradiso a pochi passi da Milano, che meno di un mese fa è stato violato da tre ragazzi di etnia rom, che hanno rotto la pace di questo luogo rubando quattro pecore.

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La promessa a non compiere più gesti simili, per quello che può servire, è stata strappata. Nessuno restituirà mai ad Arianna ed Erik le loro amate pecore e a Fiore le sue compagne ma il buon cuore di un allevatore della zona ha fatto sì che nel recinto dell’unica pecora superstite arrivassero altri due esemplari. Nelle immagini de Le Iene si vede Fiore che corre incontro alle sue nuove compagne con rinnovato spirito. Nina Palmieri ha dovuto raccontare la verità ad Arianna ed Erik sulla sorte dei loro animali ed è stato tanto il dolore nel sapere la loro fine. A causa delle restrizioni per il Covid la fattoria didattica è pressoché chiusa da ormai un anno, con tante spese e poche entrate, pertanto Le Iene hanno lanciato un appello affinché chi può aiuti Erik e Arianna, scrivendo alla loro mail lafattoriadiarianna@gmail.com.




Un pensiero su “I rom rubano gli animali dei bimbi: “Li abbiamo mangiati al banchetto nuziale” – VIDEO”

  1. Non sono razzista, bene, allora abbraccia uno zingaro, che ti vuole tanto bene.
    Prendete la licenza di caccia se vivete in campagna, e siate pronti, non fatevi cogliere impreparati, loro non lo sono, e non avranno pietà, né servirà ‘discutere’.

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