Il governo italiano svende Venezia alla Cina: i cinesi fanno sparire 1 miliardo

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La Cina ci rovina. In tutti i sensi. Un’economia parassita che da anni succhia il nostro tessuto economico con il permesso dei nostri governi corrotti. E ora i loro pupazzi sono ministri.

Venezia ormai parla cinese. Bar e ristoranti. Ma anche agenzie di viaggio. E fra poco alberghi. Se nel 1998 le imprese attive registrate a nome di cittadini provenienti dalla Repubblica popolare cinese erano in tutto 45, adesso in città sono 850. Ma si tratta di un dato largamente in difetto sulla realtà dal momento che non sempre il passaggio di proprietà – da un veneziano ad un cinese – è registrato regolarmente visto che, tra l’altro, chi vende e chi compra maneggia molto “nero”.

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Partiamo dallo studio degli esercizi commerciali. Ce ne sono qualche migliaio, ormai a Venezia, tra bar e ristoranti di proprietà o in affitto a cittadini cinesi. Ebbene, si sa che, fino a prima della pandemia, servivano patrimoni consistenti anche solo per aprire o rilevare o affittare un “bacarò” a Venezia. Basti dire che, un anno prima della chiusura forzata, una pizzeria-ristorante nei pressi di piazza San Marco è stata affittata da una donna cinese a 20 mila euro al mese. Del resto non è un mistero per nessuno che Venezia – fino a febbraio di quest’anno – era una gallina dalle uova di platino. E i cinesi, anno dopo anno, sono entrati nel business miliardario del turismo veneziano. In punta di piedi, senza sgomitare, ma penetrando a fondo nel tessuto economico della città, ma guardandosi bene dal pagare le tasse. Basti dire che, secondo i dati della Guardia di finanza regionale, dal punto di vista erariale al 31 gennaio 2019 ci sono 10.214 codici fiscali di imprenditori cinesi che, a fronte di un debito complessivo iscritto a ruolo per oltre 900 milioni di euro, devono ancora 867 milioni di euro al Fisco.

Insomma si fa prima a dire che i cinesi che lavorano a Venezia versano al Fisco italiano uno zero assoluto. Ma il problema è ancora più a monte e riguarda la provenienza dei capitali perché, quando la Finanza va a controllare, scopre che «i soggetti che risultano titolari formali delle nuove iniziative imprenditoriali – sia quelle costituite ex-novo sia quelle frutto di passaggi di gestione – non presentano un profilo reddituale/patrimoniale tale da giustificare lo sforzo finanziario sotteso all’avvio delle attività».

Vuol dire che troppo spesso ci si trova di fronte al dipendente cinese di un bar italiano, che porta a casa 800 euro al mese e che improvvisamente ha le risorse necessarie per diventare il titolare di quello stesso bar nel quale ha lavorato. «Sul piano finanziario, poi, è stato rilevato che il pagamento delle operazioni avviene di norma attraverso il ricorso a disponibilità bancarie, dichiaratamente alimentate da prestiti di parenti e conoscenti non sempre facilmente identificabili e, talvolta, provenienti direttamente dall’estero – spiega la Guardia di finanza – Il che limita di molto le possibilità di concreta ricostruzione dell’origine della provvista». Bisognerebbe infatti che gli investigatori fossero autorizzati ad accedere ad una rogatoria internazionale, chiedendo l’intervento del Ministero della giustizia e di quello degli Esteri per andare a buttar un occhio in un conto corrente di una banca cinese. Figuriamoci. E così i soldi semplicemente vengono e vanno – i cinesi hanno riportato in patria finora quasi 600 milioni di euro – senza che nessuno sia in grado di controllare se si tratti di soldi puliti o sporchi.




6 pensieri su “Il governo italiano svende Venezia alla Cina: i cinesi fanno sparire 1 miliardo”

  1. “La Cina ci rovina. In tutti i sensi. Un’economia parassita che da anni succhia il nostro tessuto economico” … e poi…” i ministri sono i loro pupazzi”

    L’ennesima conferma che qua si sta cercando di addossare ad altri le colpe di un governo indegno e ostile all’economia Italiana.
    Se io decido, senza forzature, di svendere un bene che mi appartiene, perché devo monetizzare velocemente, poi non posso dare del saproffita a chi lo compra.
    Sapete quanto i cinesi mi stiano sulle palle, ma in questo caso specifico si trovano delle occasioni offerte su un piatto d’argento. Nel caso in cui le vadano a peggiorare ulteriormente, si troveranno ad aver comprato ad un prezzo medio alto, rispetto all’affare che avrebbero potuto fare l’anno prossimo, cioè vicino allo 0, perché anche in borsa quando si fanno operazioni di questo tipo (con un margine di rischio alto) si dice che “si prende un coltello mentre cade”.

    1. Bisogna vedere se è venuto prima l’uovo o la gallina. Il nostro governo svende alla Cina per fare cassa o è stato prima comprato dal PCC? Vero è che il risultato non cambia.

      1. Se i beni sono statali è un conto, se appartengono ai privati è un’altro.
        C’è comunque un sistema legato a doppio filo che prima coinvolgeva l’Europa, gli stati azzerati nella propria identità per formare un unica terra senza confini ne differenze, la moneta per iniziare, poi tutto il resto, leggi, regole ecc… ma adesso è l’intero globo, vedi che putin ha contattato la merkel per fare un vaccino condiviso. Lui stesso se l’è fatto fare ed era lo stesso della cancelliera perché aveva manifestato gli stessi tremori. Gli stupidi giornalisti avevano ipotizzato che avesse anche lui il parkinson. Naturalmente non è quello dei comuni mortali ed è probabile che li protegga da… BEN ALTRO!

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