Centro di accoglienza, richiedente asilo ruba Postepay carica di soldi ad altro migrante

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Quando i contribuenti pagano per te vitto, alloggio e altri sfizi, fai presto a ‘risparmiare’. Magari lavorando in nero o spacciando, rovinando così la vita ai figli degli stessi che ti mantengono con i soldi delle loro tasse.

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Lo hanno incastrato le immagini delle telecamere di sorveglianza e la maglia che indossava. È stato riconosciuto così il richiedente asilo ivoriano che ha rubato la Postepay del compagno di stanza e gli ha sottratto dei soldi dal conto. La vicenda è avvenuta a Lucca, dove vittima e ladro sono ospitati in un appartamento per migranti gestito da una associazione di volontari.

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È stato il titolare della Postepay a denunciare il furto, a seguito di due distinti prelievi di 200 euro dal proprio conto. L’uomo ha ribadito più volte alla polizia di non avere mai perso di vista la Postepay e di non averla affidata a nessuno. Gli agenti della Squadra Mobile, quindi, hanno acquisito le immagini dell’Ufficio postale dove erano stati prelevati i contanti. Così hanno isolato le registrazioni relative a un uomo che, effettivamente, in orario corrispondente ai prelievi, aveva effettuato due distinte operazioni allo sportello automatico. Poiché il prelievo era avvenuto di notte, non era possibile distinguere il volto del malfattore, ma erano invece facilmente riconoscibili gli indumenti che indossava.

Il denunciante aveva detto di vivere in un appartamento gestito da una associazione di volontari e di condividere la propria stanza con un ragazzo, anche lui richiedente asilo. Gli agenti hanno quindi svolto la perquisizione nella stanza della vittima e hanno trovato in un armadio del compagno di stanza, richiedente asilo ivoriano, la maglia indossata al momento del prelievo. Nel suo telefono, tra le foto memorizzate, un foglio di carta con una sequenza di numeri scritta a penna riconosciuti dalla vittima come il pin della propria carta Postepay, a suo dire gelosamente custodito nella tasca di una valigia riposta sopra l’armadio della propria camera.

Qui abbiamo ‘richiedenti asilo’ ospitati in appartamenti dai contribuenti italiani che hanno centinaia di euro in conti e carte. Probabilmente si tratta della ‘paghetta da profugo’ o, più probabile, dei guadagni dello spaccio.




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