Fontana indagato per aver fatto risparmiare milioni ai contribuenti: non è un problema di camici, ma di toghe

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Quando si tratta di Fontana, che abbiamo perculato per mesi sulla questione del raviolo cinese, siamo sopra ogni sospetto.

Ma la vicenda dell’indagine sui camici in Lombardia ha contorni comici. Surreali. Se fosse un quadro l’avrebbe dipinto Dalì.

“Il fascicolo sulla fornitura dei camici viene aperto sulla base di una segnalazione di operazioni sospette trasmesso alla procura di Milano dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza”: lo ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, che coordina le indagini assieme ai pm Furno, Scalas e Filippini, riferendosi alla segnalazione fatta dalla Unione Fiduciaria di un bonifico poi bloccato di 250.000 euro da parte del governatore della Lombardia Attilio Fontana alla Dama spa, società del cognato, con la causale che si riferiva ai camici. Romanelli ha confermato che il governatore è indagato solo per frode in pubblica fornitura.

In sostanza Fontana sarebbe indagato perché resosi conto che una fornitura riguardava la società del cognato, partecipata al 10% dalla moglie, è intervenuto bloccando il bonifico e convincendo la società a fare una donazione.

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“Quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a fare un gesto risarcitorio”: lo ha spiegato all’ANSA Jacopo Pensa, legale di Attilio Fontana, indagato per frode in pubblica fornitura nell’inchiesta relativa ai camici alla Regione Lombardia. Questo risarcimento, ha spiegato Pensa, “è rimasto lettera morta”. “Non sono in grado di capire dove sia il reato ma i pm sanno quello che devono fare ed evidentemente sono state fatte indagini che hanno implicato l’iscrizione a garanzia dell’indagato”, ha concluso.

Qui siamo anche oltre il ‘metodo Palamara’. Questa è eversione allo stato comico.

E lo è in modo ancora più lampante perché, nel frattempo, non trovi un cazzo di magistrato che indaghi Zingaretti che ha anticipato milioni di euro per mascherine mai arrivate. Stessa cosa fatta anche da un altro governatore Pd, Bonaccini.

Qui non è un problema di camici, ma di toghe.




3 pensieri su “Fontana indagato per aver fatto risparmiare milioni ai contribuenti: non è un problema di camici, ma di toghe”

  1. Ecco come vedo la questione: molti hanno tentato di speculare sulle disgrazie del coronavirus. È possibile che il debole leghista avesse in ballo un affare per lucrare coi camici, ma una volta salite alla ribalta della cronaca altre simili imprese, tipo quella della ex presidente del consiglio, lui abbia fatto un passo indietro e abbia deciso di donarli per non esere indagato a sua volta.

  2. La motivazione per cui ora spingono i magistrati a dargli addosso potrebbe essere che lo vogliono tenere sotto scacco perché sa troppo, le numerosissime nefandezze del pd potrebbero aver spinto il leghista a mettere un freno, magari minacciandoli di cantarsela su parecchie cosette…
    Lui era culo e camicia con il nemico, all’inizio della pandemia, ma anche durante.

I commenti sono chiusi.