“Ho grande rispetto per la scelta di Silvia Romano e non mi permetto di giudicarla. Trascorrere 18 mesi di prigionia è qualcosa che non possiamo neanche immaginare. Se, a mente fredda, quando si sarà placato il clamore di questi giorni, lei reputa che l’Islam sia la risposta corretta per la sua esistenza, io sono solo contento”.
Così tal don Enrico Parazzoli, il parroco di Santa Maria Bianca della Misericordia la parrocchia dove abita la famiglia di Silvia Romano . Che poi osserva che “però, deve fare i conti, nel suo intimo, con il suo essere donna, occidentale e persona adulta”. La conversione – è stato chiesto al parroco – potrebbe essere stata forzata? “Non lo so. Il concetto di conversione nella cultura islamica è molto diverso rispetto a quella cristiana. Nell’Islam, la conversione riguarda un orientamento a un sistema di norme, precetti e regolamenti che servono a vivere meglio”.
Una cosa è rispettare il dramma di questa ragazzina, e quindi anche la presunta conversione arrivata in un modo non certo libero, che sia stata forzata fisicamente o dalla pressione psicologica della prigionia, altro è dirsi “contento”: ma che sacerdote sei? Se credi in Cristo, la sua anima è perduta, di cosa saresti contento?
La verità è che troppi sacerdoti di questa Chiesa non credono più. Sono solo agenti sociali di una enorme e bolsa Ong in cui il primo a non credere più è lo stesso boss.

Don Parazzoli, prima parroco di periferia e capo scout, è il parroco di questa parrocchia solo dal 2019 quindi la ragazza non la conosceva nemmeno. Il tipo di congregazione è intuibile dal fatto che Vecchioni abita nella stessa via.
Gli scout sono tutti cattocomunisti…