I Paesi Bassi, ogni anno, rubano alle casse italiane un miliardo e mezzo di tasse da multinazionali che operano in Italia ma hanno la sede fiscale in Olanda. Un po’ come accadeva nel caso di Google e Facebook con l’Irlanda.
Il motivo è che dal punto di vista del mercato siamo lo stesso ‘paese’, quindi avere la sede in Olanda è come averla a Roma o Milano.
Da Google all’Ibm, dalla Nike alla nostra vecchia Fiat non c’è società globale che non dirotti gli incassi europei sui conti di una sede fiscale basata a Amsterdam, Il motivo? Le norme fiscali sulle “royaltees” vigenti in Olanda non sono tassabili e possono quindi venir trasferiti sui conti di un’altra sede, detentrici dei diritti sul marchio, accasata nel paradiso delle Bermude. Un passaggio su cui l’Olanda prende il pizzo.
In pratica, come hanno sempre fatto, essendo un popolo di mercanti, loro non guadagnano producendo qualcosa, ma dirottando la ricchezza che altri producono.
Lo dobbiamo alla Globalizzazione. Lo dobbiamo soprattutto alla UE: senza frontiere, un’azienda può produrre in Romania, vendere in Italia e poi pagare (non pagare) le tasse in Olanda. E’ meraviglioso per i ricchi. E’ un dramma per le classi medie e povere.
E’ per questo che ci stiamo impoverendo. E più società delocalizzano produzione e fiscalità, più lo faranno, perché chi rimane si trova in una situazione di competizione impossibile. Ovviamente, non possono farlo i piccoli imprenditori.
Secondo un’indagine pubblicata da Tax Justice Network, il paradiso fiscale olandese sottrae solo all’Italia oltre un miliardo e 370 milioni di entrate fiscali annue. Peggio di noi solo la Francia che sborsa quasi 2 miliardi e mezzo, mentre la Germania subisce la stessa nostra razzia. Tutti questi “guadagni” superano di quasi due miliardi il contributo da 8,1 miliardi che l’Olanda versa annualmente a Bruxelles. Ma non solo perché la cifra è il doppio di quanto L’Aia contribuisce a mettere nel Mes. E, detto per inciso: noi mettiamo molti più soldi di loro nel MES. Per poi richiederli in prestito meno e pagarci gli interessi!
Ma non è solo l’Olanda. Le norme Ue permettono le politiche pro-elusione di Cipro, Malta, Olanda, Lussemburgo e Irlanda. Per le 4 principali economie europee, Italia compresa, un danno totale da 35 miliardi
Tasse, certo, ma non solo. Perché l’Olanda significa anche diritto societario snello e norme favorevoli agli azionisti di lungo periodo. E questo è il motivo per cui Mediaset è fuggita ad Amsterdam: per evitare scalate ostili al tempo di Vivendi.
La maggioranza delle società ha sede legale ma non fiscale. Per capirci: Mediaset, ad esempio, paga le tasse in Italia.

Non per fornire alibi a chi trasferisce la sede fiscale in Olanda, ma bisogna anche dire che in Italia le società di capitali pagano troppe tasse. Chiaramente però, grosse imprese come FCA, Mediaset, Ferrero e altre, hanno la possibilità di trasferire la sede fiscale dove pagano meno tasse ed evitare così le vessazioni fiscali italiane, mentre invece le medie e piccole imprese, che costituiscono il 90% del tessuto produttivo italiano, avendo risorse più limitate questa possibilità non ce l’hanno, per cui sono costrette o ad andare avanti faticosamente o a chiudere i battenti.
Non é etico che uno Stato tassi le sue imprese sottraendo loro circa l’80% di quello che guadagnano. Che poi almeno ne valeva la pena, visto che paghiamo tasse per non ricevere nulla in cambio di servizi pubblici essenziali, come sanità, istruzione, sicurezza, trasporti, giustizia, assolutamente inefficienti. Invece paghiamo le tasse per finanziare sprechi di ogni genere, come l’accoglienza e il mantenimento dei finti profughi africani.
Ma considera Werner che la percentuale da te citata vale solo per le piccole e vulnerabili imprese italiane, non credere che i colossi abbiano mai dato cifre mirabolanti allo stato italiano, hanno avuto consistenti aiuti invece. Comunque le misure per non farli espatriare c’erano, tipo la perdita del marchio ufficiale che essendo stato registrato in Italia all’epoca, doveva cambiare nel momento in cui si trasferivano all’estero. Se avessero spiegato che con la nuova legge (non esiste, l’ho partorita ora) la Campari si sarebbe dovuta chiamare “Ciofega” perdendo i diritti acquisiti, ci avrebbero pensato 2 volte a dislocare. Vale per Armani, Ferrero, Versace, Ferrari… insomma il nome è una garanzia, senza quello il fascino della maison sfuma, no?