Anche Campari trasferisce la sede nel paradiso fiscale olandese

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Campari: l’assemblea degli azionisti ha deliberato ieri, come riporta Ansa, il trasferimento della sede sociale ad Amsterdam. L’attuale sede principale è a Sesto San Giovanni.

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E si tratta di una notizia che oggi suona come una beffa. Un autentico simbolo della milanesità che, in tempi di Coronavirus e con alle porte le conseguenze economiche, lascia la città per andare a trasferirsi per giunta proprio in Olanda, Paese il cui Governo ha opposto una irriducibile resistenza all’idea di introdurre a livello europeo strumenti economici a sostegno dei Paesi come l’Italia maggiormente investiti dalla crisi.

La delibera ratifica una scelta che era già nota a febbraio, la sede fiscale, riporta il Sole24Ore, dovrebbe tuttavia restare in Italia.

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In Olanda, paradiso fiscale, sono virtualmente presenti le holding di controllo di infiniti gruppi, anche italiani. Non ci sono infatti solo eBay, Uber, Google, Nike, Unilever, o società del gruppo IKEA. Ma c’è anche la sede legale di FCA (Fiat). Sedi legali di società legate a Exor, Eni, Enel, Ferrero, Luxottica, Illy, Prysmian, Saipem, Telecom, Cementir, Mediaset.

I Paesi Bassi non hanno mai prodotto nulla. Mercanti dall’inizio. Per loro un mondo globalizzato senza frontiere è perfetto. Per chi crea come noi, no.




4 pensieri su “Anche Campari trasferisce la sede nel paradiso fiscale olandese”

  1. L’Italia potrebbe tranquillamente abbassare le tasse, e senza toccare né sanità, né istruzione, né pensioni: basterebbe espellere tutti gli immigrati non utili all’economia (facciamo l’80%?), ricalibrare l’INPS su base contributiva con un settore a parte per l’assistenza (anche sanitaria, ma ovviamente solo a Italiani), azzerare il sistema burocratico e giudiziario parassitario e la spesa pubblica clientelare. Mentono affermando che se abbassassero le tasse crollerebbe lo stato sociale, in realtà gli serve uno Stato forte con i deboli (cioè chi è costretto a rispettare le regole) e debole con i forti (indovinate chi?), che tassi a morte il Bianco per accudire e far prosperare il marrone.

    1. Beh sai il povero è da sempre più vulnerabile, anche i professionisti che ti danno dritte costano, a fronte di una gabella di 250 euro richiesta, rischi di pagarne 300 ad un commercialista per evitarla, così molti non conoscendo scappatoie, o le stesse leggi, finiscono per pagare la tassa. Ben diversa la posizione di un paperone che ha a disposizione fior di furbacchioni, gli stessi 300 euro su cifre a molti zeri sono nulla.

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