Era poco più di un’influenza, dicevano. Centoquarantotto morti dopo, siamo a questo punto.
“L’unica possibilità che abbiamo per combattere il coronavirus è ridurre i contatti sociali. Chiudere le scuole ha un significato simbolico e formale, una presa di coscienza che siamo tutti coinvolti. Serve anche a porre la problematica e a rendere evidente la situazione che va affrontata in maniera seria e rigorosa”.

Così il virologo Fabrizio Pregliasco: “Se non si riducono i casi, la situazione della rianimazione negli ospedali, soprattutto lombardi, rischia di diventare catastrofica. Ci sono alcuni studi che evidenziano come in altre patologie, come l’influenza, la chiusura delle scuole serve. Non esiste una formula che può dirci in modo scientifico l’efficacia complessiva di questo provvedimento, ma l’importante è ridurre la frequenza dei contatti“.
“La luce in fondo al tunnel è ancora lontana. Tra una settimana capiremo l’andamento generale e avremo un’idea più chiara del quadro. Poi ci vorrà qualche mese, il percorso è sicuramente lungo. Bisogna resistere”.
“La condizione di affollamento di persone che c’è negli stadi è sicuramente rischiosa, quindi si tratta di un provvedimento corretto”.
Dovremo anche fermare la circolazione dei treni e delle metropolitane? “Teoricamente sarebbe utile, ma ovviamente sarebbe anche una misura devastante per la società e l’economia. E quindi occorre graduare gli interventi”.

Parla di “devastazione” per fermare il famigerato progresso per 15 o 20 giorni? Non ha idea dei danni che causeranno non fermandolo, tuttavia temo che ormai sia tardi, siamo in una fase troppo avanzata. Si doveva frizzare l’Italia sin da subito. Quarantena di 20 giorni minimi a casa per tutti, in questo modo i rarissimi casi si sarebbero presi chirurgicamente. Anche questo metodo non era scevro da rischi, data l’eccezionale virulenza, ma i medici se avessero avuto le tute giuste si sarebbe potuto risolvere positivamente. Lo sapete che ieri hanno mostrato una mostra di Raffaello APERTA con la gente in coda? Poi quel coglione del direttore si prodigava all’interno a farli rimanere alla distanza di un metro l’uno dall’altro. Pazzo!!! Uno starnuto è sufficiente ad impestare l’intera sala. E non mi direte che di queste iniziative conte era all’oscuro! Con l’esca del “gratis” finiscono l’opera incominciata, ma Raffaello starà ancora lì tra 20 giorni. Che fretta c’era? Sporchi criminali gli organizzatori e coglioni gli italiani che si sono fatti fottere.
Stessa cosa per il morto che ha avuto una messa con la chiesa gremita. Dovevano passare dalla teca sigillata al forno senza contaminare l’aria intorno e questo valeva per tutti gli altri. Non sanno quello che fanno!