Si aggrava il bilancio delle vittime delle violente proteste scoppiate ieri dopo che si era sparsa la voce che uno studente era stato insultato da un insegnante nella provincia indonesiana di Papua. Almeno 26 persone sono morte e altre decine sono rimaste ferite negli incendi appiccati da dimostranti inferociti a uffici governativi, negozi, case e automobili, nella città di Wamena. La polizia locale ha definito la notizia dell’insulto una bufala diffusa dai rivoltosi come pretesto.

In video diffusi su internet, si vedono fiamme nere alzarsi da diversi edifici e numerosi abitanti che difendono le loro abitazioni e i loro negozi armati di machete. La folla si sarebbe mossa sull’onda della rabbia per l’insulto “scimmia” riferito a uno studente della popolazione indigena di Papua, di etnia e lingua completamente diversa rispetto a quella maggioritaria giavanese, la cui immigrazione nella provincia è stata incoraggiata per decenni dalle autorità.
L’immigrazione come arma di sostituzione etnica. In Tibet accade lo stesso, ed è il motivo per cui il Dalai Lama comprende a cosa serve il flusso di immigrati afroislamici verso l’Europa.

Scusa ma quelli di Papua non sono quelli del culto del cargo? Forse il prof non ha tutti i torti.