Non ci sono solo le monache di Monza disposte ad ospitare i clandestini. Rosemary Nyirumbe è una suora dell’Uganda che nel libro “Cucire la speranza” raccontò le storie delle bambine soldato che lei aiuta ogni giorno dal 2002. Vittime vere. E non è mai arrivato nessun clandestino, dall’Uganda.
L’anno scorso, durante un incontro nelle Dolomiti, venne intervistata dal Corriere del Veneto anche sul tema dell’invasione africana dell’Italia.
«Queste persone vengono in Europa in cerca di una condizione migliore. Ma non dobbiamo dimenticare che più ne arrivano, più ci saranno problemi. Sono strappati dalle loro radici: è tutto diverso, un altro pianeta. E poi: perché vengono solo giovani uomini? Dove sono le loro donne? E per quanto tempo le società che li accolgono saranno capaci di sostenere la pressione?».

Il problema è che questi non cercano lavoro, cercano una camera d’hotel.

Siamo stati in Africa: in Congo nel 1930 avevano una delle ferrovie più moderne del mondo. E poi c’è ne siamo andati e non hanno fatto manutenzione per 50 anni minimo.
Servono i bianchi per controllare i negri, perché se li si lascia da soli sono palla persa… Tante opere costruite dai bianchi e lasciate in mano ai negri sono finite tutte in malora… Tu gli costruisci le cose, gli spieghi cosa devono fare, loro dicono ‘si badrone’ e quando gli volti le spalle se ne stanno li a bocca aperta a mangiarsi le mosche… Il negro senza il bianco è utile solo come parassita…