La Procura di Brescia: Stati ritenuti a rischio hanno ricevuto, in soli tre anni, 40 milioni di euro raccolti da presunti «centri culturali». Ovvero moschee abusive.

Soldi trasferiti in Iraq e Siria per finanziare gruppi terroristici islamici legati alla jihad, e in particolare i jihadisti di Al Nusra e Jabhat Fateh El Sham.
Implicate almeno 9 associazioni islamiche di città e provincia. Lunedì si è conclusa l’udienza preliminare, ora il processo è rimandato al 2 luglio: in aula sono attese 13 persone, tutte rinviate a giudizio, su un totale di 17 indagati.
L’indagine bresciana segue la maxi-inchiesta che si era conclusa circa un anno fa, coordinata da Guardia di Finanza e Polizia di Stato e conclusasi con 14 arresti in varie province e regioni, in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. Il flusso di denaro sarebbe stato appunto dirottato in Iraq e Siria, per sostenere gruppi considerati vicini alla jihad e al terrorismo.
I soldi sarebbero stati invece raccolti con il sistema della “hawala”, che si ispira alla carità musulmana e che prevede un tasso di commissione più basso rispetto ai trasferimenti standard. Nell’elenco degli indagati e degli imputati ci sono sia cittadini stranieri che cittadini italiani.
Nelle indagini della Procura sono segnalate Al Ummah e Al Noor, a Bedizzole il Centro islamico Tabligh, a Carpenedolo Arahma Onlus, a Gardone Valtrompia Al Ummah Italia, a Ghedi Al Ummah, a Lonato del Garda Masjid Ennour Onlus, a Lumezzane Multinazionale, a Montichiari Annour Onlus.
Brescia, se non blocchiamo i ricongiungimenti familiari e non torniamo allo ius sanguinis sarà la prima grande città italiana dove gli italiani saranno minoranza. La prima a cadere.
Lo possiamo permettere? Possiamo permettere che usino le moschee per finanziare chi ci vuole morti?
