«Chi lo dice che io non voglio raccogliere i pomodori?». E’ questa la replica dei ragazzi dell’ultimo anno dell’Istituto Tecnico per il Turismo Luigi Einaudi di Roma a Emma Bonino, che qualche giorno si è presentata nella loro scuola per un ‘dibattito’ che, in realtà, era più un monologo.

E pensare che tutto era stato organizzato in stile DDR anni ’70: i ragazzi del secondo anno avevano dovuto preparare delle slide sulla storia delle istituzioni UE, quelli di terzo mettersi delle orrende magliette con la corona a 12 stelle e quando Emma Bonino è entrata le hanno fatto due ali di corteo fino all’aula magna.
Prima e dopo il ‘dibattito’, in una sorta di esperimento in vitro, i ragazzi sono stati fatti votare tramite smartphone per capire se sono indottrinabili o meno.
«L’Italia ha bisogno di più o meno Europa?», recitava la domanda. A sorpresa, il voto precedente il dibattito ha registrato un numero lievemente maggiore di «più Europa» (69 votanti contro 58), il secondo – effettuato al termine dell’incontro – ha visto aumentare i sostenitori del «meno Europa» (80 votanti contro 58). Insomma, più vedono la Bonino, più capiscono che la UE è un danno.
Uno dei passaggi che ha convito i ragazzi è stato quando Bonino ha affermato che «i migranti fanno lavori che noi non vogliamo più fare: raccogliere i pomodori, occuparsi degli anziani, fare i turni di notte». Ecco, a sentire Alessio, non è affatto vero: «Io i pomodori li raccoglierei pure – ci ha detto spiegando le ragioni del suo “no” – ma li voglio raccogliere dalle 8 alle 16 per 1.500 euro al mese, perché se no non ha senso. E perché non lo posso fare? Perché ci stanno quelli che lo fanno per 200 euro 24 ore al giorno, quello che basta a loro a me non mi basta, non può essere mica colpa mia». Dategli il Nobel per l’Economia.
All’italiano che vuole diritti, ha risposto Katerine, una compagna di classe filippina: «Se c’è qualcuno che lo può fare per più tempo di te e a meno soldi di quanto lo fai te, vuol dire che si può fare, e allora forse lo puoi fare pure te. Siamo in un momento in cui la disoccupazione è altissima – aggiunge – io dico che ti devi accontentare». Visto, ha ragione Alessio, la loro presenza distrugge il mercato del lavoro.
Replica Alessio: «Non mi possono dire che sono razzista se non voglio gli immigrati, cioè non dico che devono rimanere sulle navi, quello no, ma pure a noi ci fanno lavorare in nero, in più a loro gli danno pure le strutture, per esempio di fronte a casa mia a Casalotti hanno dato la casa a 500 africani, e non ti dico che è la sera».
All’inizio del dibattito era stato proiettato un video in cui si ricordava l’uscita dalla guerra, le origini del progetto europeo nel disegno dei fondatori. Sembravano attenti e anche incuriositi dalle immagini, dalle musiche, dalla legittima enfasi presente nel racconto: che l’Unione Europea sia nata dalle ceneri di una guerra terrificante non è storia di mille anni fa, i loro nonni, se non i loro genitori, dovrebbero ricordarselo ancora. «Beh, ma mica che se non c’è l’Unione Europea c’è la guerra, dai, ma chi ci crede». E si fanno una risata, «se, vabbè, mo’ la guerra…». Emma Bonino aveva anche ricordato loro che è grazie al roaming europeo se possono telefonare da Roma a Barcellona pagando come se chiamassero dalla stessa città. Ma la libertà di telefonare, di girare, di non avere visti d’ingressi è un dato acquisito, non un risultato raggiunto: «Che c’entra, quello è così comunque, non è che per queste cose uno si fissa sull’Europa», dice ancora Edoardo.
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Sono i figli NOSTRI. Sentono le NOSTRE storie, non quelle dei genitori 68ini come i trentenni millennials. 😍 pic.twitter.com/PJtdCBNK5k
— Cristina Cersei ⭐️🇮🇹💚 (@cris_cersei) March 2, 2019
Abbiamo già vinto.
