Procuratore: “Pericoli sono islam e sinistra radicale”

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Violenza della sinistra radicale, terrorismo di matrice islamica e infiltrazioni mafiose.

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Sono i principali filoni di attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura in Umbria. Lo ha affermato il procuratore generale presso la Corte d’appello, il magistrato Fausto Cardella, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Umbria.

Quindi: sinistra e islam sono i maggiori pericoli alla sicurezza secondo il procuratore.

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Per quanto “concerne la criminalità di matrice eversiva e terroristica, si registra il consueto attivismo dell’ala più radicale della sinistra antagonista. La frammentazione della destra radicale ne ha, invece, precluso una più incisiva azione. Nell’ultimo periodo, nel territorio del distretto, non si sono verificati significativi episodi delittuosi ascrivibili alle suddette aree, anche in ragione di un’attività di contrasto e prevenzione, posta in essere dalle Forze di polizia. Con riferimento, infine, alla minaccia rappresentata dal terrorismo di ispirazione jihadista, si osserva che, nell’ambito della comunità islamica in Umbria, dove si contano 22 associazioni culturali o luoghi di culto, non si registrano ambiti di diffusione di messaggi radicali e di rifiuto all’integrazione, né la presenza di zone o quartieri “enclave” ad “esclusività etnica”, che rappresenterebbero terreno fertile per recepire il messaggio radicale islamico. Permane, tuttavia, il rischio legato a presenze di soggetti attestati su posizioni radicali ed è alta l’attenzione delle Forze dell’Ordine”.

Il traffico di stupefacenti nel distretto è in mano a “sodalizi criminali nordafricani, albanesi e nigeriani curano, talvolta in collaborazione con soggetti italiani, l’approvvigionamento, la gestione dei canali di rifornimento e delle reti di distribuzione dello stupefacente, attraverso contatti con referenti delle rispettive nazionalità, attivi in altre città italiane, nei Paesi d’origine o nelle località di transito del narcotico. Detto ciò, l’enfatizzazione di Perugia quale “capitale dello spaccio” non trova elementi di riscontro. Partendo proprio dai dati dell’Osservatorio epidemiologico regionale, pubblicati in data 8 agosto, si osserva che, negli ultimi vent’anni (1996-2017), il trend dei decessi per overdose in Umbria ha denotato un quadro sostanzialmente stabile fino al 2005 mentre, in seguito, il livello è cresciuto, raggiungendo il picco più elevato nel 2007, con 35 decessi. Negli anni successivi, si è registrato un andamento altalenante, complessivamente rivolto verso il decremento, raggiungendo, nel 2017, il dato più basso dall’inizio della rilevazione, con otto decessi (sette in provincia di Perugia e uno in quella di Terni), contro i 10 del 2016”.