Desirée, stupratori senza vergogna: “L’ha voluto lei”

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E ora, come sempre, l’ultimo scempio sulla ragazzina che hanno ucciso: l’ha voluto lei, è stato un rapporto consenziente.

Così le belve africane, nonostante le chiare prove di stupro, sul corpo esanime di una ragazzine svenuta.

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Mamadou Ghara, 27 anni, il primo profugo africano a essere fermato, tre giorni fa: «Conoscevo Desirée, avevamo una storia, mi aveva detto di essere più grande, di avere 22 anni». E ancora: «Sì, abbiamo avuto un rapporto sessuale, ma non l’ho stuprata. Quando sono andato via era ancora viva». Sembra di sentire Oseghale.

Anche un altro dei violentatori con il permesso umanitario ha raccontato la stessa storia: «Siamo stati insieme, ma nessuna violenza». Pure per lui e per il terzo africano fermato nella Capitale due giorni fa oggi è il giorno dell’interrogatorio di garanzia. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Stefano Pizza, però, non hanno dubbi: il branco – il quarto componente è stato arrestato ieri – ha “bombardato” di droga e tranquillanti la sedicenne, per renderla incosciente e incapace di difendersi. Per poi violentarla in gruppo.

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Come conferma la testimonianza di Noemi Cometto, ascoltata in Questura dagli agenti della Squadra Mobile il 24 ottobre: «Desirèe è stata violentata per divertimento da quattro adulti dopo avere assunto eroina». Ha fatto i nomi di due di loro: «Pako e Ibrahim». Pako è il primo arrestato.

E il teste Di Leo conferma: «Un giovane africano di cui non ricordo il nome mi ha confidato che lui si trovava dentro al capannone… avrebbe visto Desirèe deceduta con gli abiti strappati. Mi diceva che alla sua presenza la giovane si è sentita male quindi le hanno dato acqua e zucchero poi visto che diventava cianotica veniva adagiata su un devano e moriva». Un altro dei presenti ha detto agli inquirenti di essere entrato «all’interno dello stabile, ho sentito una ragazza che piangeva e urlava frasi come: “Voi l’avete uccisa, voi l’avete violentata” e si rivolgeva a tre uomini chiamandoli per nome: Pako, Sisko e Ibrahim». Ha anche detto di avere visto una ragazza che «sembrava dormire» su un piccolo letto, semicoperta «alla presenza di 5 o 8 persone di varia nazionalità oltre ai tre già detti». Dopo, i tre «con molta fretta andavano via. Pako portava una borsa in spalla, uno degli altri aveva con sé una valigia». Sul cadavere della ragazza il medico legale ha trovato anche un segno compatibile con una bruciatura di sigaretta,

Dodici ore di agonia che l’avrebbero portata alla morte. Gli indagati avrebbero «anche impedito il soccorso della ragazza ad altre persone presenti cagionandone così la morte».