“A fine 2014 ho conosciuto su Facebook tale Oussama Khachia. Successivamente ci siamo incontrati a Milano, in stazione centrale, tra gennaio e febbraio 2015, in occasione di un weekend. Anche Khachia era interessato alla questione siriana (…) abbiamo passato una giornata insieme in cui abbiamo parlato di svariati argomenti”.
A rispondere alle domande del pm Antonio Rinaudo il 9 ottobre 2015 è Elmahdi Halili. Arrestato ieri perché terrorista islamico.
Khachia è il marocchino espulso per terrorismo che, secondo l’intelligence, sarebbe morto da terrorista in Siria. Che tre anni fa minacciò per mezzo del suo avvocato Spadaro Vox:
Halili, difeso dall’avvocato Enrico Bucci, nell’interrogatorio dice di sapere del suo allontanamento dall’Italia.
E spiega, rispondendo al pm che gli chiede se abbia incontrato qualcuno a Torino o altrove “per discutere della produzione e divulgazione ”di materiali“ o per progettare azioni che si rifacessero all’Isis”, che all’incontro alla stazione presero parte altre tre persone: un fabbro, un macellaio e un operaio che risiedono in Lombardia e in provincia di Torino.

“Ci siamo incontrati a Milano per svago – ricorda il giovane – e comunque siamo andati a pregare in moschea con la vettura di Khacia. (…) Vi è stato un incontro successivo anche a Torino – prosegue Halili – insieme abbiamo fatto un giro a Porta Palazzo e al Balon”.
