Le forze dell’ordine lo ricercano fra Emilia e Polesine. Ma Igor Vaclavic, “il migrante con licenza di uccidere”, ex militare, principale indiziato per l’omicidio del barista 52enne di Budrio, Davide Fabbri, in Italia in teoria non doveva neppure starci. Come milioni di altri clandestini.
Un primo decreto di espulsione – sulla carta – nei confronti del “bandito ninja”, che nel 2007 si presentò in una casa di campagna di Polesella armato di alabarda e ascia, risale al 2010. Ad emetterlo era stato l’allora questore di Rovigo, Luigi De Matteo, una volta terminata la pena detentiva. Un decreto che – come spesso accade – divenne pura formalità. Danno un foglietto di carta con scritto ‘vai via’ ad un pericoloso criminale con addestramento militare: si sarà terrorizzato.

