Manifestazione contro il giudice rosso che ha liberato il profugo pedofilo



Una giustizia giudicata ingiusta, inadeguata e blanda, sia nelle sue decisioni sia nel suo aspetto formale. La ‘sentenza’ contro l’operato, ma anche l’abbigliamento del giudice Giovanni Ghini, viene dall’associazione onlus che si batte contro la pedofilia ‘La Caramella buona’, che ha deciso di organizzare una manifestazione pubblica, davanti al tribunale, contro il magistrato. Colpevole, a dire della onlus, innanzitutto di non aver deciso una misura di custodia cautelare adeguata per il pakistano richiedente asilo Akthtar Nabeel, il 21enne arrestato per aver violentato nella Bassa reggiana un bambino disabile di tredici anni. Ma anche di non aver rappresentato adeguatamente lo Stato, venerdì mattina, durante l’interrogatorio di garanzia del pakistano, nell’aula a porte chiuse del tribunale, quando non indossava la toga da giudice, ma una t-shirt rossa.

Il giudice Giovanni Ghini con la maglietta rossa durante l’udienza di venerdì in tribunale

Un indumento, e un colore, che rischiano di diventare un simbolo al centro di uno scontro sull’adeguatezza, ma anche sulla politicizzazione della magistratura, tanto che su facebook qualcuno, come l’ex sindaco di Guastalla Giorgio Benaglia, ha scritto: «La maglietta è intonata al giudizio. Benedette parrucche inglesi».

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Il sit-in si terrà davanti al tribunale giovedì dalle 21 alle 22. Scrive il presidente della ‘Caramella buona’ Roberto Mirabile: «La notizia della decisione del giudice Ghini che ha lasciato in libertà con solo obbligo di firma Akhtar Nabeel, cittadino pakistano che ha ammesso di aver abusato di un bambino disabile, ha provocato nella cittadinanza reggiana sentimenti di stupore, sconcerto e indignazione. Il giudice, che tra l’altro ha rappresentato lo Stato con abbigliamento non certo consono al suo ruolo, non ha quindi minimamente considerato, con quest’incredibile decisione, di confermare la netta linea di demarcazione naturale tra Abele e Caino».

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Alla manifestazione, denominata ‘Un’ora di silenzio’, «per dimostrare indignazione per una giustizia inesistente ma anche affetto e solidarietà a un bambino abusato e successivamente umiliato», Mirabile invita a partecipare chiedendo di evitare strumentalizzazioni politiche («Lasciate a casa bandiere e simboli di qualsiasi genere»), ma e soprattutto, ai partecipanti uomini, di indossare «una dignitosa camicia», in contrasto con l’abbigliamento informale del giudice.

Alla protesta aderisce anche il comitato Cres-Reggio Emilia sicura, che raccoglie circa duecento aderenti che da tempo si mobilitano contro il degrado e la criminalità nella zona della stazione ferroviaria e che in giugno avevano organizzato una fiaccolata contro la scarsa chiarezza che hanno ravvisato nella gestione dell’accoglienza dei profughi nella nostra città.

«Motivo della manifestazione – scrive il Cres – è esprimere, in modo civile e silenzioso, l’incredulità dei cittadini verso la decisione del giudice nella vicenda della violenza al bambino».



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