Ventimiglia – Puntuale come la peste, anzi con due minuti d’anticipo, alle 9.58 di ieri Alberto di Monaco ha fatto il suo ridicolo ingresso al centro di prima assistenza di piazza della stazione a Ventimiglia, aperto dallo scorso giugno e che ospita decine e decine di clandestini, rendendo invivibile la situazione ai cittadini.
Il principe è stato accolto dai vertici della Croce rossa, a cominciare dal presidente provinciale tal Vincenzo Palmero. E, ovviamente, dal sindaco Enrico Ioculano, dal prefetto Silvana Tizzano e dai vertici locali e provinciali delle forze dell’ordine. Era una guerra a chi roteava meglio la lingua.
Gli striscioni dei condomini, infuriati per l’ennesima presa per il culo di un privilegiato che di mestiere fa il ‘principe ereditario’ esentasse: «E se l’avessero fatto a casa tua?», la domanda, retorica, comparsa su uno di questi. Mentre da un’altra finestra, c’è chi si è definito «vittima collaterale dell’accoglienza».
La visita di Alberto di Monaco, che a Ventimiglia ha portato una serie di strumenti utili per la cucina allestita per i profughi, tra i quali alcuni bollitori, è stata tenuta il più possibile segreta.
«Questo incontro – ha spiegato il presidente Vincenzo Palmero – sancisce un’amicizia che dura da trent’anni. Fui il primo ad inviare un’ambulanza al Gran premio di Monaco. E oggi i mezzi italiani presenti sono decine. Da allora è nato un vero e proprio sodalizio».
Un sodalizio tra parassiti. Perché non se li è portati a Monaco con lui?
