Forzitalioti vogliono ‘nozze’ gay, ma le chiamano ‘unioni civili’

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Il ddl di Mara Carfagna in favore delle cosiddette unioni civili, è un modo surrettizio di inserire le nozze gay nell’ordinamento, chiamandole con un altro nome. Lo appoggiano alcune tra le personalità – si fa per dire – che soffrono di un malcelato senso di inferiorità culturale verso l’ideologia progressista. In genere, come la Carfagna, donnine che soffrono il ‘rifiuto’, e devono emanciparsi dall’idea di essere in politica perché passate dal ‘lettone’. Cercano, quindi, una sorta di lasciapassare da quelli che le disprezzano: sindrome di Stoccolma.

Quindi si lanciano in proposte che ‘piacciono alla gente che piace’.

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Intervenire sulle unioni civili è “un dovere civile e un obbligo giuridico, che discende dall’Europa ma anche dalle tante sentenze della Consulta”, ha detto la nota esperta di nulla Stefania Prestigiacomo, in un convegno alla Camera di Fi. Ce lo dice l’Europa. Ce lo dice la Consulta. Viva la democrazia.

“Sostengo l’iniziativa di Mara Carfagna”, ha notato anche Ignazio Abrignani, deputato di FI.”Sono a favore della tutela della famiglia” ma la questione non è inconciliabile con “il riconoscimento di alcuni diritti”.

Non per tutti è pensare. Ci sono tanti campi da arare. Domanda: perché non si iscrivono al PD?