Ebola: scatta emergenza a Taranto, con mesi di ritardo

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Il direttore del dipartimento di emergenza e servizio di emergenza territoriale della Asl di Taranto, Mario Balzanelli, ha trasmesso ieri alle postazioni fisse e mobili del 118, al direttore generale Fabrizio Scattaglia e al direttore sanitario della Asl, Maria Leone, le linee guida per il trattamento preventivo di un eventuale contagio da virus Ebola.

Con qualche mese di ritardo, visti gli imponenti sbarchi di clandestini africani dirottati dalle ‘due simone’ del governo, Renzi e Al Fano, nel porto pugliese.

Il protocollo è operativo su tutto il territorio della provincia di Taranto. Il piano, “da utilizzarsi ogni volta si presti assistenza a profugo proveniente dal continente africano”, è pensato per fronteggiare l’arrivo di immigrati che presentino sospetti stati di contagio nelle fasi di sbarco.

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Secondo quanto consiglia il piano, nei casi sospetti è meglio preferire il percorso ospedaliero e l’isolamento dei sospetti infetti.  Geniale, fin’ora invece, li smistavano direttamente in giro per la città, la regione, e l’Italia tutta.

I sintomi che dovrebbero far scattare l’allarme sono “la febbre, cefalea, dolori acuti muscolari e articolari, diarrea profusa, vomito, eruzioni cutanee eritematose, dispnea, faringite, sanguinamenti spontanei, abrasioni cutanee e ferite”.

Da evitare qualsiasi tipo di contatto con chi potrebbe essere infetto.

Da qui, le tute ‘spaziali’ utlizzate nel trattare i malati di Ebola, differenti da quelle da imbianchino fornite dall’operazione Mare Nostrum agli operatori. Quelli fortunati.




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