“Kyenge torni in Congo”: licenziato

Vox
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Torniamo a parlare di Paolo Serafini, licenziato da un’azienda di trasporto pubblico per avere espresso critiche verso Kyenge e Napolitano. Sostanzialmente come accade in Cina.

Nei giorni scorsi ha ricevuto il licenziamento da parte dell’azienda, ovviamente nessun aiuto da parte dei sindacati che dovrebbero difendere i lavoratori. Questo provvedimento segna un pericoloso precedente: chi critica il potere è da oggi ricattabile.

Una delle basi della democrazia è l’inviolabilità del diritto di espressione, e l’essere libero di farlo al riparo dalla vendetta dello Stato. In Italia non è così, in Italia quindi non siamo in democrazia.

Le colpe più grandi del Serafini sarebbero due frasi tratte dal contesto, nelle quale richiedeva quello che la maggioranza degli italiani auspica, ovvero che la “Kyenge torni nella giungla dalla quale è uscita”, quindi una semplice richiesta al ritorno a casa, visto che il Congo è pieno di bellissime foreste vergini, e l’avere definito Napolitano “Salma”. Descrizione che scaturisce dall’evidenza dei sensi.

Ma al di là delle parole in sé, che semmai i diretti interessati potrebbero ritenere offensive e agire di conseguenza, un’azienda non può licenziare qualcuno per le sue idee politiche. Questo ci riporta indietro di un paio di secoli. Viviamo in un paese dove l’opinione politica e la legittima critica al potere può portare al licenziamento? Pare di si.

La possibilità di esercitare i propri diritti politici, tra i quali quelli di critica del sistema politico e dei suoi rappresentanti, non dovrebbe dipendere dalla propria autonomia economica.

E lui dice: ” Come vero cittadino di questa Repubblica credo nella Giustizia e soprattutto in quella cosa “Sacra” che si chiama “Costituzione” e per la quale tanti nostri che ci hanno preceduto hanno lottato e dato la vita. Una Costituzione sempre più denigrata e calpestata dai primi che la dovrebbero difendere. Sulla mia vicenda sia quotidiani che la sinistra hanno voluto cavalcare e demonizzare. Credo che tutta questa messa in scena cadrà perché obiettivamente non esistono fondamenti di illecito ma solo di critica e opinione verso una politica immigratoria allo sbando che sta facendo divenire la nostra Nazione la terra di “Nessuno”. Il mio ideale di nazionalità, di democrazia, di libertà sono i cardini che mi spronano a non mollare, a lottare per venirne fuori e per dare attraverso la mia testimonianza, la visione di un’Italia migliore, in cui l’Italiano sia al centro dell’attenzione politica ed economica. Nessun pregiudizio sull’immigrazione a condizione che sia controllata e legale, come in Germania (Paese UE)”

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Come affronti la vicenda?  Hai ricevuto minacce?

In questi mesi, pur stando sempre alla guida di un autobus e quindi a stretto contatto con l’utenza, non ho mai ricevuto nessuna minaccia. Anzi spesso e volentieri il plauso della gente e tutta la loro solidarietà. L’espressione comune? “Tu o Lei ha detto quello che pensiamo tutti ma non possiamo dire”. La parte offesa non sono stati nemmeno gli immigrati (solo a Trento città con 120.000 abitanti il 12% sono immigrati). Solo il PD, l’ANCI e una ventina di Associazioni pro immigrati hanno fatto sentire la loro voce gridando “al razzismo” e chiedendo di istituirsi parte civile nel procedimento penale. Solo l’unico modo per mettersi in vista e soprattutto ora, visto che il 27 ottobre si voterà per il rinnovo del consiglio provinciale. Sto affrontando tutto con serenità, sapendo che non sono da solo. Ho una difesa eccezionale (l’Avv. Galli e il suo staff penalista nazionale) e tutti i partiti di centro destra, quindi Lega Nord, PDL, Forza Nuova ma soprattutto la solidarietà dei comuni cittadini e del mio comparto.

Poi, la preoccupazione per il futuro e la speranza.

E’ chiaro che sul piano emotivo c’è tanta preoccupazione. Perché finiti i pochi risparmi dovrò anch’io fare i conti, come tutti i disoccupati, con il mutuo e tutte le altre spese che ti permettono di vivere. Speriamo nel ricorso che vada come deve andare e possa essere reintegrato

 

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