Don Biancalani denunciato dai suoi profughi per “foto proibite”

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Don Massimo Biancalani è indagato. No, non per avere riempito la sua frazione di fancazzisti afroislamici, ma per aver pubblicato sui social la fotografia di alcuni richiedenti asilo, ospiti di Vicofaro, senza il loro consenso.

Don Biancalani, annunciando il via da ieri di un “presidio di digiuno per la giustizia”: lo porterà avanti il sacerdote con alcuni collaboratori e con quanti vorranno seguirlo, per sensibilizzare nei confronti di un provvedimento “ingiusto e in contrasto con il Concordato”. Il Concordato! Questo crede che il ‘Concordato’ permetta a preti ingordi di ospitare decine di giovani maschi africani nelle proprie stanze: in Italia.

“I migranti che ospitiamo – si lamenta Biancalani – quando vanno in questura per rinnovare i documenti, si sentono rispondere che non possono indicare come loro domicilio il centro di accoglienza di Vicofaro, perché l’ordinanza del Comune di Pistoia dice che questo centro non è a norma”. Perché rinnoviamo anche i documenti agli invasori.

In attesa che il Tar si pronunci sul ricorso che ha presentato, chiede al Comune di attivarsi “per cambiare il provvedimento: il rischio è che quelle persone che fino a pochi giorni fa erano ospiti da noi finiscano in strada, con tutte le conseguenze del caso”. Quali?

Rispondendo poi agli abitanti che hanno firmato una petizione contro il centro di accoglienza da lui gestito, il collezionista di africani parla di “scorrettezza, perché non ci ha contattato nessuno, mentre noi siamo sempre stati disponibili e li avremmo ascoltati”. Ascoltati senza sgomberare gli africani.

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Inoltre, a suo pare, i problemi segnalati sono dei “pretesti”, “non hanno consistenza. Dal punto di vista sanitario, per esempio, abbiamo diversi medici che seguono i nostri ospiti. Sotto il profilo della quiete pubblica, non ci sono schiamazzi o altro, qualche problema può essere sorto durante il Ramadan ma succede un mese all’anno e poi non fanno confusione”.

Il Ramadan in una chiesa. Pronto, vescovo, c’è qualcuno in casa?




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