Dopo Dante vogliono cancellare anche Jules Verne: “I suoi libri sono razzisti”

Vox
Condividi!

Dopo Dante gli antirazzisti vogliono cancellare anche Verne. E’ evidente: la vera cultura non può che essere razzista, per questo vogliono farla sparire.

Appena svelato, il progetto della Città degli Immaginari-Grande museo Jules Verne, che dovrebbe aprire nel 2028 a Nantes, ispira già un vivo orrore ai detrattori locali dello scrittore. “È difficile trovare un solo dei suoi 82 romanzi che non porti tracce indelebili di ideologia sessista, razzialista e colonialista, pur venerando le macchine e il ‘progresso’ del capitalismo predatore del XIX secolo”, si scandalizzano così, in un comunicato, diffuso il 15 maggio, i membri del collettivo La Commune de Chantenay.

Vox

Ritorno al passato. Sostenuto dalla città di Nantes, il progetto del Grande museo Jules Verne (1828-1905) si inserisce nel recupero di un’antica miniera dei grandi mulini della Loira, nel quartiere di Bas-Chantenay, nel centro-ovest di Nantes. Trasformato, nel corso degli anni, in uffici e poi in area industriale dismessa, il sito sarà restaurato e abbellito in una Città degli Immaginari, un moderno scrigno destinato ad ospitare una mediateca, vari spazi di incontro e di creazione e un nuovo museo Jules Verne – in sostituzione dell’istituzione un po’ stretta della collina Sainte-Anne.

Tuttavia, un collettivo di residenti di Chantenay si oppone a questo progetto architettonico finanziato per 38 milioni di euro dalla metropoli, e destinato a sorgere sulle rive della Loira tra quattro anni, per il bicentenario della nascita dello scrittore. “La città dell’intrattenimento a pagamento prevale sulla città solidale”, denuncia il gruppo, irritato che il progetto “completamente fuori terra” scelto dalla metropoli al termine di una consultazione cittadina “frettolosa” si faccia a scapito di una trasformazione dell’antica miniera in alloggi sociali. E che la Città degli Immaginari sia articolata attorno alla figura di Jules Verne rende la pillola ancora più amara.

VERIFICA LA NOTIZIA

“La metropoli di Nantes e i suoi eletti non possono chiudere gli occhi sul posto e sul ruolo dell’immaginario verniano nella storia coloniale e nella crisi ecologica contemporanea”, si indignano così gli oppositori alla Città degli Immaginari. “L’ora non è più alla ricerca di attrattività, né all’invenzione di una cultura fasulla basata su un esotismo di pacchianeria e su una cultura letteraria colonialista”. Due membri del collettivo, Jean-Luc Bourgoin e Laurence, indicano in particolare, per Le Figaro, l’esempio del romanzo Cinque settimane in pallone, in cui Jules Verne paragona gli indigeni africani alle scimmie. “La città di Nantes farebbe onore a mettere in evidenza altre figure della storia locale rispetto a questo scrittore bianco e borghese con racconti problematici, e che era sia razzista che antisemita”, sostengono i due militanti. Per sviluppare la sua opposizione al progetto metropolitano, la coppia sta lavorando a un saggio intitolato L’Africa in nero e molto bianco di Jules Verne, che sarà pubblicato online nei prossimi mesi. […]