Ogni giorno stuprano tre italiane: “La sharia è in Italia”

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Il vero pericolo, esistenziale, non l’Iran o qualsiasi altro paese che la Nato scelga come ‘uomo nero’ del momento, ma è formato dalle masse di immigrati islamici che parassitano le città italiane. I figli degli immigrati nordafricani arrivati con i ricongiungimenti familiari sono una minaccia esistenziale per l’Italia come Hamas lo è per Israele.

Appena saranno abbastanza numerosi non si limiteranno a stuprare ogni giorno tre donne italiane, andranno casa per casa come i loro colleghi di Gaza.

Urge una grande guerra di riconquista del territorio. Prima gli italiani deve essere il faro, non uno slogan: stop ricongiungimenti familiari e stop case popolari agli immigrati. E poi un rimpatrio di massa. E’ l’unico modo di riprenderci le nostre città. Altrimenti dite addio al futuro.

In diverse parti d’Europa, esistono quartieri dove l’Islam regola i rapporti sociologici e giuridici. Questi quartieri, spesso definiti come “ghetti radicalizzati”, sono zone in cui la polizia ha difficoltà ad entrare, guadagnandosi così l’etichetta di “no go zone”.

Questi quartieri sono dominati dalla sharia, la legge coranica, che regola aspetti della vita quotidiana, inclusi i rapporti tra i sessi. In alcune di queste zone, l’accesso alle donne occidentali può essere limitato, rendendo queste aree delle vere e proprie zone franche.

Questi ghetti radicalizzati non sono limitati a una singola nazione o regione, ma si trovano in tutta Europa. A Malmö, in Svezia, è apparso un cartello allarmante che proclama: “Nel 2030 prenderemo il controllo”. Questo messaggio, citato dal giornale Il Tempo, sottolinea la battaglia demografica in corso, con l’idea che una popolazione in crescita possa influenzare l’Europa.

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Un esempio di questi quartieri è Molenbeek, un quartiere islamico di Bruxelles, che è spesso citato come un punto di partenza per la radicalizzazione. Un altro esempio è Saint Denis, a Parigi, dove è prevista la costruzione di un campus universitario dedicato all’insegnamento della teologia musulmana.

Questi quartieri si trovano anche in Germania e Danimarca, dimostrando che la questione dei ghetti radicalizzati è una sfida che l’Europa ha già perso.

Siamo stati preparati ad essere invasi. Quello che abbiamo davanti oggi, in Occidente, è il mondo della non-forma che pretende di diventare modello prevalente sulla forma. È ciò cui tende il Laboratorio per la Distruzione: nulla è più debole della non-forma. Come è ovvio, sul grigio cui si sta riducendo l’Europa, debolissimo di per sé, vincerà il «nero».
Si tratta, dunque, di preparare i giovani a non appartenere a nulla, a non identificarsi in nulla, a non sapere orientarsi sessualmente ma anche geograficamente. Così avranno nulla da difendere. E si saranno arresi ancora prima di combattere all’invasione. A questo serve la teoria gender. A questo serve l’antirazzismo.

I nostri politici si sono sempre rifiutati di riflettere sull’abisso che esiste fra la società europea e quella musulmana. La nostra è una civiltà sostanziata dall’unico concetto laico di diritto esistente nell’antichità, quello creato da Roma, sul quale si è poi radicato il dettato evangelico che ha messo alla pari uomini e donne condannando ogni discriminazione e ogni gesto di violenza (ovviamente padri e mariti violenti ce ne sono sempre stati, ma si tratta appunto di casi singoli diventati sempre più rari). Quale punto di contatto può esistere con la cultura musulmana? Maometto ha costruito il Corano sui primi cinque Libri della Bibbia (i più antichi), riguardanti una popolazione di pastori nomadi il cui senso della giustizia si fondava sulla legge del taglione, ossia sulla pena fisica.

Su questo «diritto» è basata la legge islamica. «La donna è di un grado inferiore all’uomo», recita la Sura della Vacca. Essendo inferiore, dipende dagli ordini dell’uomo, padre o marito che sia, lo deve servire. Questa è la fede dei musulmani: che vivano in Marocco o in Italia non fa nessuna differenza. In che modo far capire ai musulmani che esiste un codice di diritto «laico» che non ha nulla a che fare con il Corano? Credo che sia impossibile.

I nostri politici si debbono convincere che, contrariamente a quanto prescritto dalle norme europee, le religioni vanno giudicate e criticate quando affermano o prescrivono concetti e valori che confliggono, prima che con le nostre leggi, con ciò cui noi abbiamo dato il massimo valore: l’uguaglianza delle persone, in primis l’uguaglianza fra uomo e donna. In alcuni Stati d’America si è creduto di risolvere i problemi giudiziari della numerosa popolazione musulmana permettendo l’instaurazione di tribunali coranici. Si tratta di una decisione vergognosa per una democrazia che si vanta di essere la migliore del mondo e che neanche è una vera democrazia. Di fatto una cittadina americana di religione musulmana è «di un grado inferiore all’uomo». Lo stesso avviene in Inghilterra. E’ un retaggio delle usanze di quei popoli nomadi, gli anglosassoni, che per secoli non hanno avuto uno Stato e una civiltà, ma solo branchi di uomini e animali in movimento. Lo stesso è avvenuto in Inghilterra durante le invasioni vichinghe: società con leggi e tribunali separati.