Italia islamica: migranti vogliono le decapitazioni

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E i barconi sono pieni di loro correligionari. Ne sono sbarcati oltre duecentoventimila da quando è Meloni premier. Il famigerato decreto flussi della Meloni ne prevede l’ingresso di mezzo milione nei prossimi tre anni. E’ un crimine.

A proposito di Hamas e decapitazioni, cosa pensano i rappresentanti degli immigrati musulmani in Italia?

Ad esempio, che è giusto decapitare chi disegna Maometto.

Parole del leader della cosiddetta “comunità musulmana di Roma”, in sintesi un’orda di bengalesi, che durante la preghiera di protesta contro la Francia, il giorno dopo la strage di Nizza, giustificò i terroristi islamici. Come oggi i suoi correligionari giustificano Hamas. Come vedete non c’entra la Palestina.

“Se disegnate il profeta – dice lui- poi i fedeli si arrabbiano, e succedono tante cose“.

E i barconi sono pieni di bengalesi. Ne sono sbarcati ad oggi decine di migliaia da quando è Meloni premier. Quasi un terzo dei suoi 200mila. Per loro c’è anche una quota nel famigerato decreto flussi della Meloni che prevede l’ingresso di mezzo milione di afroislamici nei prossimi tre anni. E’ un crimine.

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Proviamo a illustrare nel modo più chiaro e sintetico possibile i motivi per i quali i responsabili della vita, della cultura e della storia italiana, i leader politici debbono guardare in faccia la realtà.

La massiccia importazione dell’islamismo porterà nel giro di pochissimo tempo allo sradicamento della civiltà italiana, a un brevissimo periodo di conflitto e infine alla sua morte. So bene che ci si affanna da anni a convincere i poveri italiani che viceversa le culture si debbono e si possono integrare, che esiste un islamismo moderato con il quale si può convivere; ma non è vero.

Nessuno si deve offendere se si parla con la durezza della realtà quando si tratta della vita e della morte di un popolo. Ai nostri governanti stiamo parlando del popolo che hanno giurato di servire, il popolo italiano. Anche ammesso che qualcuno lo consideri soltanto un rischio, e non una certezza, anche in quel caso nessun governante ha il diritto di farlo correre al proprio popolo.

In base a quale logica si pensa di poter far convivere i costumi, il pensiero, i sentimenti di pastori nomadi vissuti circa 1850 anni prima di Cristo nella terra di Canaan con quelli dell’Italia di oggi? Maometto ha fondato il Corano, quello che detta a tutti i fedeli musulmani ciò che debbono credere e che debbono fare, sui primi cinque libri dell’Antico Testamento e ha motivato le sue scelte affermando che si riallacciava ad Abramo perché sia gli ebrei che i cristiani se n’erano allontanati e dunque l’unica rivelazione valida è quella fatta a Maometto e nessuno può cambiarne nulla.

Guardateli i Paesi musulmani, in Africa e in Medio Oriente: sono poveri, poveri intellettualmente, poveri economicamente, anche perché Maometto li ha bloccati alla vita di migliaia di anni fa.

Riflettendo a tutto questo ci si domanda anche come mai la gerarchia della Chiesa (che in Italia avrebbe potuto influire sulle decisioni dei governanti) abbia deciso di tradire Gesù Cristo e di far vincere Maometto. Sarebbe bastato, infatti, anche un piccolo segnale di protesta da parte dei vertici per far venire liberamente alla luce i timori sia dei parroci che dei loro parrocchiani. L’altra domanda è perché siano così blande le reazioni della cosiddetta destra.

Esiste ancora una possibilità di salvezza, ma bisogna muoversi subito e farlo con assoluta determinazione appellandosi esclusivamente al dovere che impegna coloro che hanno responsabilità di governo nei confronti degli italiani.