Il caso Scurati, 2mila euro a botta per un monologo: Meloni lo ridicolizza

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Partigiani a gettone: il caso Scurati, 2mila euro a botta per un monologo.
Duemila euro per due minuti di prestazione, un tantino caro.

I cosiddetti intellettuali di sinistra sono abituati da decenni a ritenere la Rai casa loro. Presunti attori, cantanti e scrittori si fanno pagare per ammorbarci con la solita lagna. Se poi la pacchia finisce, urlano alla censura.

Ma quale ‘resistente’ si farebbe pagare 2mila euro per leggere un monologo per la libertà? Bizzarri.

**Il Cachet di Scurati: 2.000 Euro per Pochi Minuti di Monologo**

“In un’Italia piena di problemi, la sinistra sta montando un caso. Questa volta, il caso riguarda una presunta censura a un monologo di Scurati per celebrare il 25 Aprile”. Questo è quanto ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sul suo profilo Facebook, in seguito alle polemiche sulla cancellazione del monologo.

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“La sinistra grida al regime, mentre la Rai risponde di essersi semplicemente rifiutata di pagare **1.800 euro** – lo stipendio mensile di molti dipendenti – per un minuto di monologo”. “La verità è ancora da stabilire”, ma la Meloni ha deciso di pubblicare il testo del monologo sul suo profilo, “sperando di non dover pagare per questo”.

Il presidente Meloni ha indicato due motivi per questa sua decisione: “primo, perché chi è sempre stato ostracizzato e censurato dal servizio pubblico non chiederà mai la censura di nessuno, neanche di chi pensa che si debba pagare la propria propaganda contro il governo con i soldi dei cittadini; secondo, perché gli italiani possano giudicare liberamente il contenuto del monologo”.

“Buona lettura”, scrive il premier, che ha incollato nel post il testo integrale del monologo al centro delle polemiche.

**”2.000 euro per pochi minuti”**. Questo è il cachet che Scurati avrebbe voluto per il suo monologo sul 25 aprile. Senza conoscere le ragioni, le opposizioni sono partite all’attacco del governo. Il Partito Democratico urla alla censura, ma il direttore Corsini risponde: “Mai messa in discussione la sua presenza”.

Questo episodio mette in luce la questione del compenso richiesto per un breve monologo, una questione che ha scatenato un dibattito acceso e ha sollevato domande sulla valutazione del valore artistico e intellettuale in relazione al costo. E soprattutto su chi ciancia di censura mentre si fa pagare per parlare.