“L’Italia è nostra, voi siete stati colonizzati”

Vox
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Il giovane, vestito con abiti di marca, mostra il suo passaporto marocchino e dichiara che non rispetta le leggi italiane. Quando la donna gli ricorda che si trova in Italia e deve rispettare le leggi italiane, il giovane risponde che secondo lui si trova in Marocco perché “ormai in Italia non c’è più niente di italiano”, che l’Italia è ormai marocchina e che è casa sua.

Gli immigrati pagano seimila euro per venire in Italia lungo la rotta balcanica:

E i loro correligionari già in Italia, invitati in televisione, spiegano quale è il pensiero di queste masse ostili che ci stanno invadendo. Considerano la nostra Italia ‘casa loro’:

Ne entrano trecento al giorno solo via terra, un migliaio compresi quelli via mare, calcolate voi quanto guadagnano i trafficanti e quale partito finanziano perché questo prosegua.

Ormai dicono apertamente di averci colonizzati:

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L’articolo discute di una situazione in cui un gruppo di immigrati dal Marocco ha stabilito una sorta di “regno” nei boschi della provincia di Varese, vicino al confine con la Svizzera. Questo “regno” è descritto come basato sul commercio di droga, con l’ordine e l’autorità esercitati attraverso metodi violenti come la frusta, i proiettili e la tortura. L’articolo cita un caso in cui due uomini sono stati legati ad alberi e torturati, con uno di loro che ha subito gravi lesioni fisiche.

L’articolo sottolinea anche che non c’è sorpresa o stupore espresso nelle cronache contemporanee su questa situazione. Si menziona che una comunità di sudditi del re Mohammed VI si è trasferita nel Pavese anni fa, formando un vero e proprio clan. Alcuni membri di questo clan, descritti come giovani ambiziosi, hanno esplorato le terre della Lombardia alla ricerca di luoghi dove stabilire un proprio “sultanato”. Questi luoghi sono descritti come pittoreschi dal punto di vista paesaggistico, ma contaminati dal crimine.

Infine, l’articolo racconta di un uomo di 25 anni, anch’egli marocchino ma di un’altra tribù, che è stato sottoposto a un trattamento atroce simile a quello praticato dai trafficanti di esseri umani nei loro campi di transito in Libia. L’uomo è stato legato, frustato, tagliuzzato, gli è stato amputato un pezzo di orecchio e il braccio spezzato, poi è stato abbandonato a morire in una buca. La sua testimonianza ai carabinieri di Luino ha riferito di armi da fuoco puntate contro di lui “in presenza di molti altri connazionali”. Un trattamento simile è stato subito da un quarantenne italiano.

Gli aguzzini trasferivano i disgraziati italiani di bivacco in bivacco, neppure loro capivano dove si trovassero, pur essendosi nutriti di latte mater-no in qualche borgo a un tiro di schioppo. Un’organizzazione militare, con tanto di servizi di informazione. Il tossicomane pestato forse era uno che parlava troppo: solito rituale, legato a un albero, e poi ridotto a uno straccio, fino a doversi recare al pronto soccorso. Cosa possono fare i militari che raccolgono a spizzichi e bocconi le denunce dopo es-sere stati avvertiti dai sanitari? Impossibile stanare i criminali nella selva.

L’articolo riporta anche un dialogo tra una donna italiana e un giovane marocchino su un treno. Il giovane, vestito con abiti di marca, mostra il suo passaporto marocchino e dichiara che non rispetta le leggi italiane. Quando la donna gli ricorda che si trova in Italia e deve rispettare le leggi italiane, il giovane risponde che secondo lui si trova in Marocco perché “ormai in Italia non c’è più niente di italiano”, che l’Italia è ormai marocchina e che è casa sua.