Islam, il vero nemico è già tra noi: la vera guerra è nelle nostre città

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Dopo l’11 settembre, se davvero i nostro politici fossero stati interessati alla sicurezza dei propri cittadini, in tutto l’Occidente sarebbe scattata una moratoria per l’immigrazione regolare islamica.

Invece no. L’11 settembre fu utilizzato per arricchire le oligarchie dichiarando una guerra infinita ai paesi islamici – tranne il vero responsabile che era l’Arabia Saudita – mentre masse di musulmani continuavano a venire trasferiti in Europa e America. Soprattutto Europa.

E’ come essere allergici alle api e continuare a farle entrare in casa tua mentre vai a caccia di alveari da scuotere per farne uscire ancora.

Ora, con la questione israeliana vogliono fare lo stesso. Vogliono trascinarci in una guerra priva di senso contro l’Iran invece di chiudere le frontiere agli stupratori islamici.

Il motivo è sempre lo stesso: questo è l’interesse dell’oligarchia che controlla l’America e a cascata anche i nostri politici e classi dirigenti corrotte.

Invece il governo lavora per accelerare questa sostituzione etnica in corso.

La terza guerra mondiale è demografica.

Già oggi, a Milano c’è una scuola così piena di figli di immigrati, che le famiglie italiane della zona sono in fuga, iscrivono i figli altrove. E hanno ragione. Non solo. A dare l’allarme anche alcuni genitori di origine sudamericana che “a casa hanno sentito i loro figli parlare in arabo”, ha spiegato una docente che vuole mantenere l’anonimato.

La scuola è l’Istituto comprensivo Fabio Filzi di Milano, nel quartiere Corvetto, già al centro di problemi di dis-integrazione e criminalità.

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“I genitori italiani si rifiutano di iscrivere i loro figli qui – ammise il preside, Domenico Balbi – tanto che effettivamente non riusciamo a formare un numero adeguato di prime classi nella Primaria”.

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Secondo i dati presentati dal Politecnico, gli alunni stranieri a Milano oggi sono il 25% alla primaria

E cosa pensano i migranti afroislamici che ci stanno sostituendo delle donne italiane? Che devono subire. In silenzio.

“Femmina, non puoi tenermi prigioniero, ti taglierò la testa”. Così un immigrato afroislamico, in un quartiere africano di Napoli ad una vigilessa.

La donna è da tempo nel mirino del clan straniero: insultata, minacciata, ha rivelato che non esce di casa quando è buio.

Una poliziotta non può uscire di casa la sera, figuriamoci le altre donne: questo è il vero ‘sessismo’, questa è la vera emergenza in Italia.

“Se volete saperlo, qui al Vasto nessuna ragazza esce da sola. Nessuna di noi può dimenticare la violenza subita dall’infermiera nel parcheggio dei bus alla stazione”. Stuprata brutalmente da un africano che doveva essere espulso due anni fa.

A Napoli, come a Parigi, a Bruxelles e in altre città europee e italiane, lo hanno dimostrato i trecento figli di immigrati afroislamici a Milano, ci sono quartieri che non ci appartengono più: sono territori occupati con ronde della sharia e in mano alle mafie straniere.

Leggete l’appello del vigile donna minacciata: “Noi vorremmo semplicemente riuscire ad avere una vita normale. Senza avere paura di essere aggrediti quando scendiamo dal palazzo, senza temere di finire in mezzo a una rissa o a un regolamento di conti a coltellate, senza sentire costantemente la puzza di pipì o degli escrementi che vengono lasciati davanti ai nostri portoni.”

E invece non possono. E non perché qualche maschio fischia al loro passaggio. No. Perché gli immigrati vogliono tagliare loro la testa. Stuprarle. Trattarle come bestie. Chiuderle nei recinti.

Questa è l’Italia dell’immigrazione. La vera guerra è qui, nelle nostre città. Dobbiamo riprendercela. Costi quello che costi.