Scuole piene di immigrati analfabeti: è emergenza

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Il limite serve alle frontiere e non nelle scuole.

Le scuole del nord sono letteralmente infestate dagli invasori. La soluzione non è certo quella del ‘tetto’ – meglio le classi ghetto se l’alternativa deve essere il contatto e quindi il degrado – ma il blocco dei ricongiungimenti familiari e l’azzeramento dell’immigrazione regolare islamica.

Immigrati a scuola: il divario didattico tocca il 22%

Dati degli studenti stranieri

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Ci sono 967.594 studenti stranieri iscritti a scuola, che corrisponde all’11,3% del totale degli studenti iscritti alle scuole italiane (circa 8,5 milioni). Questo numero è in aumento rispetto all’anno precedente (nel 2021 erano stati censiti in 865.388). Il 32,7% di essi è iscritto alle scuole primarie (6-11 anni), che sono anche quelle più esposte al rischio di classi ghetto.

Distribuzione geografica degli studenti stranieri

Il 62% degli studenti non italiani è iscritto nelle scuole del Nord (la sola Lombardia ne ha 238.254 sui 602.387 totali), contro il 22,1% del Centro (nel Lazio ce ne sono 86.639) e il 15,6% del Sud e Isole (la Sicilia, prima in classifica, ne ha 37.448). Il 66% degli studenti che non hanno cittadinanza italiana frequenta le scuole statali nelle regioni del Nord; il 21,02% sono iscritti al Centro e appena il 12,59% al Sud.

Divario tra studenti italiani e stranieri

Gli studenti stranieri ottengono risultati più bassi dei loro compagni italiani. Su di essi influiscono le difficoltà linguistiche e culturali legate alla loro origine, ma anche le condizioni economiche meno buone, in media, delle famiglie di provenienza. In seconda elementare il deficit è del 22% per gli stranieri di prima generazione e del 16,3% per quelli di seconda generazione. Questo divario diminuisce mano a mano che si sale di grado: in quinta elementare il gap si riduce al 17,2% per gli studenti di prima generazione e al 9,2% per quelli di seconda generazione.

Deficit nelle materie

Il deficit maggiore si riscontra soprattutto in due materie: italiano e matematica. Se nella prima il divario è piuttosto netto, nella seconda è più contenuto proprio perché la conoscenza della lingua è meno impattante.