Mille imam contro l’Italia: «Non vedo l’ora di tagliare teste italiani»

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Monfalcone: “Un imam mi ha detto: ‘Occuperemo la città. Siamo qui per sostituirvi’”.

L’ultima stima della popolazione musulmana residente in Italia al 1 gennaio 2021 è di **2.753.000 unità**, che rappresenta un aumento di 66 mila unità rispetto al 2020 (+ 2,5%) e 129 mila in più rispetto al 2018 (+ 5%). Questo significa che i musulmani rappresenterebbero circa il **4,7%** della popolazione totale. La ripartizione di genere dei musulmani in Italia è: **60% uomini** e **40% donne**.

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Un aspetto drammatico è quello della componente italiana sul numero complessivo dei musulmani in Italia, in crescita negli ultimi anni, dal **44% del 2018** al **44,4% del 2021** ‘grazie’ all’acquisizione della nostra cittadinanza.

In Italia, ci sono 12 moschee ufficiali, nel senso di costruzioni fatte ad hoc, 6 delle quali sono complete di minareto. Tuttavia, i luoghi di culto islamico sono più di 1.000. Un dossier stilato dall’Ucoii (Unione delle comunità islamiche d’Italia) ha segnalato oltre 1.219 centri di preghiera. Si noti che la maggior parte di questi luoghi di culto non sono moschee nel senso tradizionale del termine. Infatti, il 35% di questi sono capannoni industriali o garage, mentre il 9% sono scantinati. Le moschee che rispettano i canoni architettonici tipici costituiscono in Italia soltanto l’1%.

Non c’è un numero ufficiale di imam presenti in Italia. Basandoci sul numero di moschee possiamo essere ragionevolmente certi siano più di mille. E non hanno buone intenzioni.

Questo avviene nelle nostre scuole per i loro insegnamenti:

Islamico che voleva uccidere italiani in Lombardia guidava cellula di immigrati: è africano con cittadinanza italiana

ACCOLTELLATO A SCUOLA DAL COMPAGNO DI CLASSE IMMIGRATO A TREVISO

A proposito di integrazione, ricongiungimenti familiari e cittadinanza, ecco una che è nata e ha studiato in Italia. Ed era ‘italiana’.

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«Non puoi immaginare quanto ho goduto ieri… non vedo l’ora di piegare uno e togliergli la testa… ahahahah».

Così parlava Meriem Rehaily, immigrata di seconda generazione, una di quelli che il PD vorrebbe trasformare in ‘italiani’ per legge. E che lo diventeranno comunque, alla maggiore età, se non ritorniamo allo ius soli. E si riferiva agli ‘infedeli’, italiani compresi.

Lo scriveva ad un’amica nell’autunno del 2014, dopo averle inviato alcune fotografie riguardanti la decapitazione islamica di un prigioniero ‘infedele’.

La ‘nuova italiana’ viveva con la famiglia ad Arzergrande, Padova, prima di trasferirsi a Raqqa, in Siria, nel luglio del 2015, per arruolarsi nello Stato islamico.

In Italia è stata processata e condannata, in contumacia.

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Contro la giovane migrante di seconda generazione, il pm antiterrorismo Francesca Crupi aveva istruito un fascicolo di circa duemila pagine, nelle quali si trovano documenti sequestrati nella sua abitazione, intercettazioni telefoniche, testimonianze di insegnanti, amiche e persone che sono entrate in contatto con lei, copie di messaggi, anche audio, inviati da Raqqa, prima di far perdere ogni traccia.

«Prego Allah per darmi il viaggio e la Jihad per Allah… Amo il Jihad e colui che fa il Jihad avrà un guadagno…», scriveva Meriem nel suo diario, nel 2015, subito dopo l’attentato messo a segno a Parigi.

«Io qui sto vivendo alla grande perché ho trovato quello che ho sempre sognato», scriveva Meriem da Raqqa, raccontando di essere «ospitata in una casa di sole donne alle quali vengono quotidianamente impartite lezioni sul Corano e sull’utilizzo teorico e pratico delle armi per andare a combattere».

Ha avuto due figli e ha vissuto dopo la sconfitta militare dell’ISIS in un campo per “spose dell’ISIS”: e voleva tornare in Italia.

L’immigrazione di massa è un crimine contro i popoli. E noi stiamo allevando un esercito ostile nelle nostre scuole.

Perché li facciamo entrare? Perché non abroghiamo i ricongiungimenti familiari?