Islamici occupano le nostre città: i soldati di Hamas

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# Manifestazioni pro-Palestina, Hamas e il rischio di islamizzazione in Italia

Le recenti manifestazioni pro-Palestina in Italia hanno portato alla luce una realtà inquietante. Abbiamo tutti osservato attentamente le immagini di queste manifestazioni e ascoltato con grande attenzione le dichiarazioni di coloro che, davanti a una telecamera, esaltavano il ruolo salvifico di Hamas. “Devono morire tutti gli israeliani”, affermava un giovane a Milano. “Hamas non è un’organizzazione terroristica, basta con queste bugie”, rispondeva un altro. Queste voci risuonano orgogliosamente nelle nostre piazze, nelle nostre città, nei nostri quartieri, e rappresentano la nuova realtà urbana e sociale.

Figuriamoci cosa dicono e cosa si preparano a fare quando sono tra loro. Soli.

Dopo l’attacco alle Torri Gemelle, ci sono stati molti altri attentati, alcuni dei quali dovremmo ricordare, soprattutto quelli accaduti a Berlino durante il mercatino di Natale e quello a Parigi al Bataclan. In pochi forse ricordano che nel primo caso il mezzo usato aveva targa italiana e l’attentatore fu ucciso a Sesto San Giovanni. Nel secondo, diversi furono i collegamenti in Piemonte, soprattutto a Torino, prima di tornare in Belgio (Salah Abdeslam, una delle menti di quell’attacco, fu visto nel capoluogo prima di fuggire in Belgio ed essere lì arrestato).

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Al netto dei rimandi di cronaca, il tema resta sempre quello di una cultura fondamentalista che progressivamente sta mettendo radici, rivendicando spazi di territorialità. La questione della sicurezza, che abbiamo sollevato nei giorni scorsi, non va affatto sconnessa con la predicazione continua, verso la quale abbiamo abbassato la guardia esattamente come tragicamente ha fatto Israele, che si era fidata di un “patto transfrontaliero” funzionale a dare occupazione fuori da Gaza. Se l’attacco terroristico di Hamas è stato possibile dopo un lungo lavoro silenzioso e corale, lo stesso schema si può ripetere altrove. Seminare il panico e destabilizzare le società, le quali – indebolite e fiacche – tenderanno ad arrendersi. È esattamente la stessa dinamica di conquista degli spazi urbani di periferia, dove non c’è più controllo ma solo mera supervisione.

Dopo l’11 settembre, Oriana Fallaci scrisse un testo che è rimasto memorabile, “La Rabbia e l’Orgoglio”. Ebbene, quel saggio conserva intatta la sua forza politica oltre che narrativa. Rimando inoltre alla lettura di un altro volume della scrittrice fiorentina, ancor più prezioso per capire la genesi di quella rabbia e l’attualità dell’ammonimento: “Le Radici dell’Odio, la mia verità sull’Islam”.

La lezione della Fallaci era ed è attuale perché vede in controluce la filigrana di una cultura che penetra in una società femminilizzata – la nostra – che, per usare un’espressione della giornalista, manda in scena “la commedia della tolleranza”.

Siamo fermi lì, mentre gli sbarchi aumentano e l’Islam è la seconda religione più praticata in Italia.

Quando sarà terminata la nostra funzione di porto d’attracco si scatenerà l’inferno islamico. E se non volete guardare oltre, almeno guardatevi attorno per vedere come sono cambiate le nostre città, come l’Islam sta progressivamente influenzando la nostra società e come il rischio di islamizzazione diventa sempre più concreto.