Lo dicono nei centri accoglienza: “Italiani impuri da sgozzare”

Vox
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Ci spiegano che dobbiamo accogliere gli afroislamici. Come il profugo Hussein, che la guerra, invece, voleva portarcela in casa.

Hussien Abbs Hamyar, un iracheno di 29 anni, è stato arrestato nel 2019 con l’accusa di aver fatto pubblicamente apologia dello Stato Islamico. L’uomo, che risiedeva in un centro di accoglienza (Sprar) a San Nicola dell’Alto, in provincia di Crotone, aveva manifestato un atteggiamento di aperta intransigenza nei confronti delle altre persone, accusandole di non rispettare i precetti religiosi musulmani.

Per Hussein la legge dello Stato Islamico era più importante d’ogni altra cosa: “Non cambio mille bambini per una lettera del Corano, se Allah non mi accetta… che cos’è il padre, che cos’è mia madre che cosa sono i bambini… muoiono loro, muoio anch’io e nell’aldilà perdo tutto, adesso io sono su questa strada”.

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Era nelle nostre strade. Ce ne sono altri migliaia. Quanti di loro tra i 195mila sbarcati da quando Meloni è premier? Quanti tra i 200mila arrivati coi ricongiungimenti familiari? Quanti tra i 500mila che farà entrare nei prossimi tre anni con decreti flussi?

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Hamyar aveva una storia di radicalizzazione. In passato, aveva fatto parte di Hezbollah, un’organizzazione paramilitare libanese. All’interno del centro di accoglienza, Hamyar visionava quotidianamente video riconducibili all’ISIS e inneggianti alla Jihad. Dopo l’attentato terroristico di Manchester del 22 maggio, si era dimostrato compiaciuto, pronunciando più volte la frase “Allah Akbar” (Allah è grande) e affermando: “L’Isis è buono, l’Isis è la mia vita, l’Isis per me è Dio”.

Le sue parole erano inquietanti: “Deluso… amo questo coltello nelle tue mani …. oh Allah con questa fede ti seguirò e con le mie gambe se Dio mi darà il senno prenderò gli infedeli dalla coda …”. In un’altra conversazione, riferisce alla sorella che, nonostante qualcuno gli abbia chiesto di rientrare nel suo paese d’origine per fare la guerra santa, è necessario che in questo momento egli rimanga dove si trova (in Italia), in quanto la sua missione, come sopra detto, è quella di redimere gli **infedeli**, riferendo espressamente che a queste persone dovrebbe essere tagliata la gola … “…sono cosi impuri che anche se leggi il Corano loro non hanno voglia di ascoltarti…”.

In una conversazione intercettata faceva riferimento al suo peso all’interno della moschea di Crotone, dove era solito recarsi in occasione della preghiera del venerdì. Hussein riferisce al suo interlocutore di avere il controllo della moschea: “ho il controllo di una moschea, parlo davanti ad altre persone…se non fai così qui non ti rispettano … hanno paura di guardarmi…“.

La lotta al terrorismo islamico non è una questione di sicurezza, ma demografica. Chiudere le frontiere e abrogare i ricongiungimenti familiari.