Arrivano in Italia i quartieri islamici: madonnine distrutte – VIDEO

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Secondo uno studio, ci sarebbero più di 900 aree in Europa che sono completamente islamizzate. Queste aree sono caratterizzate dalla prevalenza della legge della Sharia, macellerie halal, donne velate e l’assenza di negozi dove donne e uomini possono entrare insieme.

In Francia, ci sono numerosi quartieri di questo tipo, con 150 distretti islamisti e 500 dichiarati sensibili. In Svezia, ci sono 60 aree a rischio, tra cui un sobborgo di Stoccolma noto come la “Piccola Baghdad”.

In Danimarca, il governo sta considerando di limitare il numero di residenti non occidentali a causa del rischio di società religiose e culturali parallele. In Inghilterra, ci sono decine di realtà con una popolazione musulmana del 50%, e diverse aree urbane importanti saranno a maggioranza musulmana entro dieci anni.

In Germania, ci sono 40 aree problematiche, compresi alcuni quartieri di Berlino, dove lo stato ammette di avere difficoltà a far rispettare la legge. Il multiculturalismo ha creato società parallele.

La situazione sta peggiorando costantemente. Risultato: l’islamizzazione dell’Europa e la sostituzione dei valori occidentali con la Sharia e la sottomissione delle donne.

**L’allarme dell’Italia: dopo la Francia, anche da noi il rischio di quartieri islamici**

La Francia è sotto assedio degli islamici. Lo rivela un recente documento diffuso dal ministro dell’Interno transalpino, Cristophe Castaner, ai prefetti, secondo cui sono state individuate ben 150 zone a predominio islamico, cioè vere e proprie enclave in cui lo Stato non solo è assente, ma non è in grado di esercitare le sue funzioni. Queste enclave sono abitate da immigrati provenienti, in prevalenza, dal nordafrica e dall’Africa sub-sahariana, molti dei quali anche di terza generazione, che impongono la loro legge e i loro costumi, in contrasto con i valori e le regole della Repubblica francese.

In queste zone, le donne occidentali sono continuamente molestate e insultate, i trasporti pubblici sono gestiti da dipendenti legati ad ambienti islamici, la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 60% e il traffico di droga, la prostituzione, la ricettazione, gli scontri tra bande sono la quotidianità. In alcune città, come Maubeuge, la maggioranza musulmana ha ottenuto il 40% dei voti in un seggio elettorale, mentre in altre si sono formate enclave dell’islam salafita, che predicano la guerra santa e il rifiuto della democrazia.

Questa è la tragica situazione in cui versa la Francia, che rischia di perdere la sua identità e la sua sovranità, a causa di una politica di immigrazione irresponsabile e di una mancanza di integrazione e di controllo. Ma questo scenario non riguarda solo il nostro vicino d’oltralpe, ma anche il nostro Paese, che potrebbe presto trovarsi nella stessa condizione, se non si interviene in tempo.

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Infatti, anche in Italia la presenza musulmana è ormai un fenomeno stabile, che continua a crescere ogni anno. Secondo una stima del Pew Research Center, nella Penisola si registrano 2,8 milioni di islamici, pari al 4,8% della popolazione. Di questi, la maggioranza, sono non integrati, non rispettosi delle nostre leggi e dei nostri valori. Molti di loro sono anche legati a gruppi estremisti e terroristici, che minacciano la nostra sicurezza e la nostra pace.

In alcune città, come Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli, si sono già formate delle zone a forte presenza islamica, dove si assiste a fenomeni di segregazione, di violenza, di illegalità, di radicalizzazione. In queste zone, le donne musulmane sono costrette a portare il velo, i bambini sono educati secondo i principi del Corano, le moschee sono luoghi di propaganda e di reclutamento, i commercianti sono sottoposti alla tassa islamica, i cristiani sono perseguitati.

Questi sono i segnali di un’islamizzazione in atto, che va contrastata con fermezza e determinazione, prima che sia troppo tardi. Non possiamo permettere che il nostro Paese diventi ostaggio degli islamici, che vogliono imporre la loro religione e la loro legge a tutti, anche a chi non li condivide. Non possiamo rinunciare alla nostra identità e alla nostra sovranità, che sono il frutto di secoli di storia e di civiltà. Non possiamo accettare che la nostra democrazia e i nostri diritti siano messi in pericolo da una minoranza che non rispetta le regole del vivere comune.

Urge una grande guerra di riconquista del territorio. ‘Prima gli italiani’ deve essere il faro, non uno slogan: stop ricongiungimenti familiari e stop case popolari agli invasori.

Ognuno ha il diritto naturale a vivere tra i propri simili. Non è ‘razzismo’: è l’ordine naturale delle cose. Altrimenti finiamo come il la famosa foto in alto: faranno a casa nostra quello che fanno a casa loro.

E a farlo sono i regolari che piacciono a Meloni. Ne ha prenotato mezzo milione nei prossimi tre anni. Ne ha fatti entrare centomila quest’anno. Ne entrano duecentomila coi ricongiungimenti familiari.

Dicono, gli economisti a libro paga dei padroni, che ne abbiamo bisogno perché ci sono meno lavoratori giovani da sfruttare e, quindi, i padroni dovrebbero aumentare gli stipendi.

Noi, invece, chiediamo al governo di intervenire con urgenza, per fermare l’immigrazione clandestina e regolare islamica. Chiediamo anche ai cittadini di essere vigili e responsabili, di non cadere nella trappola dell’indifferenza e della paura, di difendere il nostro Paese e i nostri valori. Questa è la nostra sfida e il nostro dovere, come italiani e come cristiani.