Ong attaccano l’Italia sui giornali stranieri: porti assegnati troppo lontani

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# Ora le Ong si lamentano dei porti assegnati: l’assurdo attacco all’Italia

Se fino a meno di due anni fa la lamentela più frequente delle Ong era l’assegnazione tardiva dei porti, oggi è l’assegnazione immediata di porti lontani: ai trafficanti non basta il servilismo di Meloni, l’importante è portare i clandestini in Italia senza regole.

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“Una volta completato un prelievo, ci viene immediatamente assegnato un porto, il che rende quasi impossibile eseguire ulteriori prelievi, a meno che le barche in difficoltà non siano sulla nostra rotta diretta verso il porto”, dice Emanuele Nannini, che dirige le missioni di soccorso di Emergency, dalle colonne del Guardian, quotidiano inglese.

Lo stesso Nannini, alla testata inglese, dice che i costi per le “deviazioni” sono “esorbitanti”. E la domanda che sorge spontanea è: deviazione da cosa? Le navi delle Ong non hanno rotte preimpostate, non hanno porti assegnati di default ai quali devono tornare. Il problema è che, dopo anni di governi di sinistra, considerano la Sicilia e Lampedusa come proprio hub di sbarco e ogni porto che non si trovi sull’isola madre e sulla piccola isola nell’agrigentino viene considerato una deviazione.

“Spesso dobbiamo pagare altri 50.000 euro per prelievo solo in carburante”, dice ancora Nannini. Ma nessuno impone loro di sbarcare in Italia: prima di raggiungere il porto assegnato nel nostro Paese, sia sul Tirreno che sull’Adriatico, esistono diversi altri Paesi, considerati sicuri, in cui fare richiesta, riducendo notevolmente i tempi di navigazione. “L’Italia è ripetutamente l’unico Paese a rispondere”, dice ancora Nannini facendo riferimento ai centri di soccorso e coordinamento. Ma nel momento in cui il porto italiano che ha coordinato l’intervento assegna un porto non gradito, perché non si inoltrano le domande alla Grecia, all’Albania, alla Croazia o alla Francia? Sono tutti Paesi che spesso si incrociano prima del porto assegnato in Italia.

È evidente che esiste una precisa volontà, che nessuno ha mai spiegato, di portare i clandestini esclusivamente nel nostro Paese. E il paragone che Sos Humanity fa nel suo rapporto annuale tra le navi della flotta civile e quelle della Guardia costiera italiana, ugualmente impegnata nei prelievi in mare, non ha alcun senso. Le navi appartengono al Governo italiano, battono bandiera italiana e non hanno bisogno che vengano aperti i porti per lo sbarco.

Tirando le somme di quelle che sono le pretese delle organizzazioni non governative, che si lamentano quando il porto viene assegnato in ritardo e quando viene assegnato immediatamente, la conclusione non può che essere una. Le navi delle Ong vogliono essere lasciate libere di muoversi in mare fin quando non raggiungono la piena capienza. A quel punto l’Italia, nelle loro intenzioni, dovrebbe mettersi sull’attenti e assegnare immediatamente il porto. Come, del resto, fa, da quando Meloni è al governo.

Ma non solo, perché tutti ormai conoscono le litanie, sempre uguali, degli equipaggi delle Ong per l’assegnazione dei porti. Infatti, non solo le Ong vogliono poter stabilire quando l’Italia deve aprire loro un porto ma anche dove lo deve aprire. Le organizzazioni hanno già perso diversi ricorsi al Tar per questo motivo, per contestazioni strumentali di decisioni che spettano solamente alle autorità italiane.

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Perché queste “entità umanitarie”, in questi anni, sono diventate più di semplici organizzazioni: sono armi. Armi in grado non solo di modificare la politica migratoria di un continente, come dimostrato dagli accordi di Malta e dall’impatto sulle elezioni nazionali ed europee, ma anche in grado di avvantaggiare un Paese rispetto a un altro. E a Parigi, inutile negarlo, le connessioni tra Ong e Stato sono parecchie così come è impossibile negare il loro peso nella nostra politica.

Ocean Viking, gestita da Sos Mediterraneée e Geo Barentes gestita da Medici e senza frontiere, sono un caso a dir poco emblematico. Perché queste due organizzazioni hanno degli indiscutibili legami con la politica francese a tal punto da non poter considerare enti estranei alla strategia d’Oltralpe.

E accusava le Ong che fanno gli interessi di chi le finanzia anche l’ammiraglio Alessandro Picchio.

“Nel Mediterraneo – spiegava l’ammiraglio – ci sono organizzazioni che con la scusa di essere non governative, si lasciano guidare da uno spirito anarchico. Potrebbero presentarsi davanti a un porto francese o spagnolo o perfino del Nord Europa. Sono navi che in teoria non hanno uno Stato di riferimento, ma chi le finanzia, e i finanziatori spesso non sono italiani. Chi vuol creare difficoltà all’Italia? Da un lato le Ong seguono proprie logiche, dall’altro sottostanno a interessi finalizzati a ostacolare il nostro Paese”.

Tutto nasce dal controllo mancato dei flussi dopo la destabilizzazione della Libia e ancora prima le famigerate ‘primavere arabe’: “Hanno smesso di funzionare dopo la guerra in Libia, destabilizzata da Paesi come Francia e Gran Bretagna per non lasciare all’Italia il petrolio libico”.

“Se salvo gente in mare in teoria devo portarla nel porto più vicino, cioè in Tunisia o a Malta o nel porto verso cui sono diretto. Le Ong non possono sempre sbarcare negli stessi porti che neppure sono i più vicini. Altrimenti c’è un disegno. Non è un caso che le Ong sbarchino sempre da noi. Le nostre difficoltà fanno comodo a certi cari cugini”.

Insomma, secondo i nostri militari, le ong sono armi di potenze straniere contro l’Italia.

L’ultimo caso riguarda la nave Sea-Eye, che ha ricevuto un assegno di 65mila euro dal primo consigliere del comune di Osnabrück. Questa donazione si aggiunge ai 365mila euro ricevuti dal governo tedesco alla fine del 2023. Sea-Eye ha promesso di utilizzare questi fondi nella prossima missione, che ha preso il via il 6 febbraio.




Un pensiero su “Ong attaccano l’Italia sui giornali stranieri: porti assegnati troppo lontani”

  1. Mister vox correggo il servilismo è di
    Smelona
    Salvikkio
    TajanO
    Nessuno escluso sono tutti pari a draghimAngiamerda cambia il nome cambiano le persone, ma sempre coglioni al governo ci ritroviamo, dei castrati senza identità dignità ed attributi, sono le solite sguattere puttanelle di utili idioti per i rikkioni della ue che li comandano a bacchetta….
    Cor cazzo che li voto

I commenti sono chiusi.