Baby gang occupano l’Italia, poliziotto: “Tutti magrebini, qui sanno di poter delinquere”

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# Baby Gang in Riviera: Un’intervista anonima con un membro delle forze dell’ordine

Un membro delle forze dell’ordine, che ha richiesto l’anonimato, ha condiviso la sua esperienza e le sue osservazioni sul fenomeno delle Baby Gang, che sembra essere esploso in Riviera lo scorso anno.

## L’esperienza sul campo

«In tutti gli episodi per cui sono intervenuto, i soggetti erano sempre di origine nordafricana, nel 95% dei casi. E’ sicuramente un fenomeno dove la componente etnica gioca un ruolo fondamentale».

## Identità e appartenenza

Secondo l’intervistato, questi giovani non si sentono italiani. «No, anzi. Nonostante siano stati accolti nel nostro paese, quindi gli è stato dato tutto, comprese le possibilità di crescere, c’è come un rifiuto, una non appartenenza».

## Reazione alla vista delle divise

«Completamente spavaldi. Non hanno un minimo di rispetto delle forze dell’ordine a differenza di qualche ragazzo italiano che ancora ce l’ha».

## Differenze tra generazioni

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«I ragazzi che non sono di terza generazione sono più rispettosi, quando gli viene dato l’ALT hanno timore, a differenza di questi ragazzi di terza generazione che ripeto essere di origine nordafricana (la cui etnia è quella più problematica) ma anche albanese o rumeno, non hanno paura di nulla».

## Cittadinanza e comportamento

«Il 90% che fermiamo ha la cittadinanza italiana! Si comportano addirittura peggio di quelli che sono appena arrivati! Poi ti fai la solita domanda, ossia quando ti fermo e hai una pagina piena di reati già compiuti, che ci fai in giro?».

## Le paure

«L’unica vera paura che possono avere è quella di essere trasferiti nel loro paese di origine dalla famiglia di provenienza. Il vero problema è che qui in Italia tutto è permesso e loro lo sanno. Questa sarebbe la soluzione ideale. Capita addirittura che siano gli stessi genitori di questi ragazzi a temerli! Quando succedono queste cose – e noi dobbiamo cercare i loro genitori – è proprio il genitore ad avere paura del figlio. A volte succede che il figlio ha preso il sopravvento, a differenza dei genitori che ai tempi vennero qui per lavorare! Sembra che questi ragazzi vogliano rivendicare la propria appartenenza col paese di origine, sentendosi più forti e superiori rispetto agli italiani e nonostante il genitore, che spesso è anche una brava persona (quando lo trovi), è successo che il genitore veniva insultato e sbeffeggiato di fronte alle forze dell’ordine da parte di questi minorenni. E’ una cosa assurda».

## Possibili soluzioni

«Coloro che non hanno la cittadinanza italiana, come dicevo prima, dovrebbero essere immediatamente rimpatriati, perché è la loro vera paura. Per gli altri, che in gran parte sono minori, gli istituti di pena per i minori dovrebbero essere una certezza di detenzione e sconto della pena, perché la rapina, ad esempio, è un grave reato penale! Appena compi quattordici anni sei imputabile e quindi ti aspetta via del Pratello a Bologna [carcere minorile n.d.a.]».

**Nota**: Questo articolo è basato su un’intervista anonima apparsa sul PN.