In Italia ci sono 1,5 milioni di stranieri disoccupati: non ne abbiamo bisogno

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Senza parlare di un altro milione che non lavora perché troppo piccolo o troppo vecchio e che viene portato in Italia con ricongiungimenti familiari per incassare sussidi o pensioni sociali.

# La Disoccupazione Reale in Italia

L’Italia, una delle economie più grandi dell’Europa, sta affrontando una sfida significativa: la disoccupazione reale. Secondo l’Istat, quasi 15 milioni di persone sono attualmente disoccupate o inattive nel paese. Questi numeri diventano ancora più preoccupanti quando si considera la fascia di popolazione più giovane, con un tasso di disoccupazione giovanile che si attesta oltre il 20%.

Quando il governo o i giornali di destra vi raccontano che l’occupazione sta aumentando, non è vero: è l’effetto della sanatoria Bellanova che crea lavoratori fittizi e tutti stranieri.

## Disoccupazione tra gli Stranieri

Un aspetto particolarmente preoccupante della disoccupazione in Italia riguarda gli stranieri residenti nel paese. Secondo il “Ventottesimo rapporto sulle migrazioni 2022” della Fondazione Ismu, nel 2021, gli stranieri inoccupati dell’Unione europea residenti in Italia erano circa 450mila, su una popolazione in età da lavoro di poco più di un milione di persone, ovvero il 39%. Gli stranieri extracomunitari inoccupati erano circa 1,2 milioni, su una popolazione in età da lavoro di 2,7 milioni di persone, ovvero il 43%.

Il rapporto dell’Ismu spiega che “i comportamenti e le performance occupazionali dei migranti variano a seconda del Paese di origine”. Ad esempio, il tasso di occupazione dei tunisini è del 65,7 per cento mentre quello dei moldavi è dell’84,8 per cento. Il tasso di disoccupazione delle donne tunisine è del 44,6 per cento, delle donne bengalesi del 53,6 per cento e di quelle egiziane del 57,5 per cento.

## Fuga di Cervelli

Parallelamente a questo, l’Italia sta affrontando una “fuga di cervelli”, con molti lavoratori qualificati che lasciano il paese per cercare opportunità migliori all’estero. Negli ultimi anni, il numero di italiani che emigrano all’estero è cresciuto dai 3,1 milioni nel 2006 agli oltre 5,8 milioni nel 2022, di cui 1,2 milioni sono giovani tra i 18 e i 34 anni. Salari bassi e precarizzazione dei contratti hanno spinto decine di migliaia di ragazzi italiani a cercare un’occupazione più redditizia e sicura in altri Paesi.

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In pratica importiamo povertà ed esportiamo ricchezza. Invece di investire in tecnologia, investiamo in schiavi.

Al contrario, gli extracomunitari arrivati in Italia, come spiega il rapporto della Fondazione Ismu, presentano profili poco qualificati e, quindi, sono disposti a intraprendere lavori con bassa retribuzione e contratti di breve durata/intermittenti: “La quota di immigrati da impiegare nelle professioni maggiormente qualificate è sempre la metà di quella relativa alla componente italiana”. Addirittura, per la maggior parte delle assunzioni di immigrati (4 su 10) non è richiesto alcun titolo di studio, solo nel 27 per cento dei casi è attribuita importanza alla conoscenza della lingua italiana e solo nel 12 per cento alle competenze tecnologiche e digitali. Nel 61 per cento dei casi, agli immigrati è richiesta flessibilità e capacità di adattamento.

## Povertà tra gli Stranieri

Elevati tassi di disoccupazione, bassi tassi di attività femminile e basse retribuzioni hanno contribuito a un progressivo e costante impoverimento degli immigrati residenti in Italia. Nel 2021, il 30,6% delle famiglie di soli stranieri era in povertà assoluta, quasi quattro punti percentuali in più rispetto al dato rilevato dall’Istat nel 2020 e oltre cinque volte quello delle famiglie di soli italiani, ferme al già allarmante 5,7 per cento. Queste statistiche diventano ancora più drammatiche quando nelle famiglie sono presenti figli minorenni: il 13 per cento dei nuclei familiari italiani con tre o più figli è in povertà assoluta contro il 52,1 per cento delle famiglie straniere. Invece, la povertà relativa coinvolge il 9,2 per cento delle famiglie di soli italiani, il 30,5 per cento delle famiglie miste e ben il 32,2 per cento delle famiglie di soli stranieri.

Anche i dati della Caritas documentano come numericamente gli immigrati in Italia siano sempre più in condizioni di povertà: nel 2020, erano il 52 per cento del totale gli stranieri che si rivolgevano ai centri Caritas, il 55 per cento nel 2021.

## Immigrati e il Mercato del Lavoro

Infine, nel rapporto della Fondazione Ismu, si legge: “Il lavoro degli immigrati, quand’anche cattivo e sotto pagato, ‘paga’ per i migranti neo-arrivati, concentrati sull’obiettivo di massimizzare i propri guadagni (non fosse altro che per adempiere al mandato che pesa sulle loro teste, specie quando per migrare hanno contratto un debito con la famiglia allargata), capaci di contenere al minimo le spese per il proprio mantenimento, dotati di estrema flessibilità e in grado di cumulare più redditi anche di tipo occasionale, comprimendo i tempi di riposo e giostrando tra un lavoro principale e altri accessori”. In altre parole, il mercato del lavoro in Italia premia gli immigrati appena arrivati che sono disposti a lavorare anche sottopagati e senza alcuna tutela, ovvero una sorta schiavismo 2.0. Ciò produce un abbassamento generale del costo del lavoro che si evidenzia soprattutto nella filiera agroalimentare a sua volta strozzata dalla grande distribuzione e dalle politiche dell’Unione Europea.

## Perché aumentare le quote del decreto flussi con un tasso di disoccupazione degli stranieri così elevato?

Dai dati pubblicati dalla Fondazione Ismu, si comprende che una cospicua percentuale degli immigrati in Italia non rappresentano una risorsa per il Paese. Da una parte, le famiglie straniere in povertà assoluta o relativa sono ulteriore carico sul già traballante welfare italiano, dall’altra parte, gli immigrati appena arrivati contribuiscono ad abbassare il costo del lavoro con una sorta di concorrenza sleale. Quindi, per questi motivi e per l’alto tasso di inoccupazione della popolazione straniera, non è comprensibile la ragione che ha spinto il governo Meloni ad annunciare un aumento delle quote del decreto flussi, peraltro, già incrementate cospicuamente negli ultimi tre anni.

Tranne fare un favore ai finanziatori del suo partito che vogliono più schiavi e possiedono anche i giornali che parlano bene del suo governo.