Rivolta: agricoltori italiani bruciano la bandiera UE

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# Un grido di protesta: gli agricoltori italiani ed europei contro l’UE

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Le strade di Torino sono state testimoni di una scena potente: gli agricoltori italiani, in un gesto simbolico di dissenso, hanno bruciato bandiere blu dell’Unione Europea. Questa protesta non è un evento isolato. È un’eco di un movimento più ampio che ha avuto origine in Germania e si è diffuso in Francia, Belgio e ora coinvolge anche l’Italia e altri paesi mediterranei.

Il messaggio è chiaro e disperato: basta con un sistema di regole che gli agricoltori ritengono oppressive e distruttive per il lavoro, i diritti e la prosperità.

## Un’unione di voci contro l’UE

Gli agricoltori italiani si uniscono ai loro colleghi tedeschi, francesi e belgi nel loro dissenso verso l’UE. Le parole sono dirette e per alcuni, ancora eretiche. Una frase in particolare risuona tra le altre: “L’UE ha fallito, vogliamo uscire”.

Dopo decenni di fallimenti percepiti e di mancato sviluppo della crescita, del lavoro e dell’economia, la frustrazione è palpabile. Anche in Germania, il paese che ha guadagnato di più dall'”Unione”, si avverte un senso di insoddisfazione. Figuriamoci in Italia, che molti ritengono abbia perso più di quanto abbia guadagnato.

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Il coro quasi unanime dei produttori di cibo nelle ultime settimane ha parlato a gran voce contro Bruxelles. Il problema, secondo loro, ruota sempre intorno alle stesse questioni che hanno caratterizzato Bruxelles fin dalla sua nascita come sistema sovranazionale: tasse, tagli e sussidi.

## L’emblema di un’epoca

Ciò che sta accadendo è emblematico di un’epoca di proteste, disperazione e impoverimento sociale. Non è un fenomeno recente, ma una condizione che persiste da tempo. Le politiche fiscali oppressive e i tagli ai bonus sono solo l’ultimo di una serie di imposizioni che hanno colpito le produzioni e le regole di importazione dei prodotti.

Negli anni recenti, abbiamo visto un crescente risentimento in Francia con i cosiddetti “gilet gialli”, e in Italia con le manifestazioni contro le restrizioni anti-Covid. Abbiamo assistito a elezioni europee che hanno premiato i partiti euroscettici e a elezioni nazionali che hanno favorito coalizioni percepite come tali.

La Brexit è stata forse il caso più clamoroso di questa tendenza. E oggi, vediamo l’Italia, da nord a sud, che sfida le imposizioni di Bruxelles.

Gli agricoltori contro l’UE sono l’emblema di un’epoca, quella europeista, ricca di delusioni e povera di cambiamenti significativi, sia economici che spirituali, identitari e politici. È un disastro con cui sembra difficile continuare a convivere e, se ci concediamo un volo utopico, da cui potrebbe essere necessario uscire.




2 pensieri su “Rivolta: agricoltori italiani bruciano la bandiera UE”

  1. “Figuriamoci in Italia, che molti ritengono abbia perso più di quanto abbia guadagnato”, non è questione del parere di molti, ma di numeri: l’Italia ha sempre ricevuto meno di quanto versato all’Ue, e questo è un fatto certo, nonostante i nostri politicanti abbiano cercato di nasconderlo, mostrandoci solo vantaggi. Per il resto si tratta di fallimento dell’UE, e questo è innegabile, ma pianificato dai globalisiti e messo in pratica da servi dementi della casta politica, sempre allo scopo di permettere ai soliti di controllare tutto. Ma i vari soloni del WEF, tra una sniffata e l’altra, non hanno mai avuto ben chiaro, che i popoli alla fame o quasi, prima o poi avrebbero reagito, e sta accadendo nonostante i media tentino di nascondere il più possibile.

  2. Solo che l’ agricoltura francese e tedesca la fanno da padrone , mentre l’ Italia è sempre la cenerentola di turno.

I commenti sono chiusi.