Africano molesta carabiniera, giudici lo scarcerano: “Disprezza le donne”

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Ennesima decisione demenziale dei giudici in Italia. Se l’immigrato tasta la carabiniera – termine orripilante – è cosa lieve, perché è una ‘tastatina’. Anche se il molestatore disprezza le donne ed è pronto a rifarlo.

Scandalosa Scarcerazione di un Molestatore Africano: Un Affronto alla Giustizia

Vergognosa la notizia della scarcerazione di un molestatore, un somalo venticinquenne, che aveva abusato sessualmente di una donna carabiniere. Nonostante il suo comportamento fosse stato definito grave dal giudice, il tribunale del riesame ha definito gli abusi sessuali un fatto di “lieve entità”.

Questo provvedimento è scandaloso e inaccettabile. La violenza sessuale, anche se limitata a un violento palpeggiamento, non è mai un fatto di “lieve entità”. È un crimine grave che causa un danno psicologico profondo alla vittima e rappresenta un attacco alla sua dignità e integrità.

È altrettanto preoccupante che la scarcerazione sia avvenuta nonostante l’indagato abbia dimostrato un palese “disprezzo” nei confronti delle donne e non abbia mostrato alcun segno di pentimento. Questo atteggiamento di prevaricazione verso il genere femminile e l’incapacità di frenare i propri impulsi sono sintomatici di un pericolo di reiterazione di analoghi reati.

La decisione del tribunale del riesame di trasformare il carcere in un “più tenue” obbligo di firma in questura è un affronto alla giustizia. Non tiene conto della gravità del crimine commesso e del trauma subito dalla vittima. Inoltre, mette a rischio la sicurezza di altre potenziali vittime.

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Questo caso sottolinea l’importanza di una rieducazione della magistratura italiana che trova sempre un scusa per scarcerare gli invasori.

Non possiamo permettere che crimini così gravi vengano minimizzati e che i colpevoli vengano lasciati liberi di commettere ulteriori reati solo perché stranieri.

Il suo comportamento d’acchito era stato definito grave e il giudice aveva soprattutto rimarcato la totale mancanza di resipiscenza, palesata nel corso del primo interrogatorio, a valle del quale era stato per lui confermato il carcere. E però il tribunale del riesame ha ribaltato la prospettiva, definendo gli abusi sessuali su una carabiniera un fatto di «lieve entità» poiché limitati a un violento palpeggiamento, ancorché l’indagato denoti un palese «disprezzo» nei confronti delle donne. È questa la sintesi sostanziale del provvedimento con cui è stata modificata la posizione d’un somalo venticinquenne, finito in manette nelle scorse settimane.

I carabinieri erano intervenuti poco dopo le 22.30 al pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi, a Sampierdarena, dov’era stata segnalata la zuffa tra due pazienti in attesa d’essere visitati e medicati. All’arrivo dell’Arma la contesa era ancora in corso e uno di loro, allontanato dal rivale, s’era avventato sulla carabiniera palpandola con violenza e in modo ripetuto. Nei suoi confronti era scattato l’arresto per resistenza e violenza sessuale, e per ripercorrere il seguito della vicenda ci si può affidare alle parole del Riesame stesso: «Nel corso dell’interrogatorio di garanzia l’indagato negava ogni addebito: riferiva d’essere andato al pronto soccorso per accompagnare un suo amico che era ubriaco, e d’essersi fatto male quand’erano intervenute le forze dell’ordine, che avevano colpito il medesimo amico con uno schiaffo tanto da farlo cadere a terra, cosicché lui aveva detto che non potevano comportarsi in quel modo. A quel punto – così viene sintetizzata dai magistrati la prima audizione del giovane poi arrestato – mentre parlava a distanza ravvicinata con la carabiniera, per sbaglio aveva sporcato con saliva la sua giacca (nel verbale d’arresto si spiega con chiarezza che l’uomo le aveva sputato, ndr) e aveva allungato una mano per pulirla».

Non v’è insomma dubbio che sulle prime il fermato abbia fornito una ricostruzione piuttosto lontana da quella che altri testimoni avevano rischiarato, condendola di parole strampalate. In seguito, assistito dal legale Andrea Martini, ha un po’ modificato la propria posizione, scrivendo una lettera di scuse e ripercorrendo i i tentativi d’integrazione in Italia grazie al lavoro, ancorché il gesto compiuto risultasse eloquente. le nuove disposizioni Ecco quindi come il tribunale del riesame lo reinterpreta: «Premesso che non sono in contestazione i gravi indizi di colpevolezza, il fatto, pacificamente integrante un’aggressione di natura sessuale, può essere derubricato comunque a un evento di minore entità… La diminuente – ribadiscono le toghe – trova infatti applicazione quando la libertà della vittima sia stata offesa in modo non grave… Nel caso di specie, la limitata invasione della sfera sessuale della parte offesa, per la rapidità e velocità del gesto e il contesto di concitazione nel quale lo stesso è stato compiuto, sono elementi che depongono appunto per una minore gravità del fatto».

Insistono, i magistrati: «Deve comunque ritenersi sussistente un pericolo di reiterazione di analoghi reati, considerato che il gesto compiuto è senz’altro sintomatico di un atteggiamento di prevaricazione verso il genere femminile e palesa l’incapacità dell’indagato di frenare i propri impulsi, pur di fronte a un intervento delle forze dell’ordine». Ma il collegio «alla luce della modesta offensività del fatto» ritiene sufficiente che il carcere sia trasformato nel «più tenue» obbligo di firma in questura.

È importante sottolineare che la cultura o l’origine di una persona non dovrebbero mai essere usate come giustificazione per comportamenti criminali. Ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e deve essere ritenuto responsabile secondo la legge, indipendentemente dalla sua cultura o origine. La scarcerazione di un molestatore sulla base di tali considerazioni è un affronto alla giustizia e alla dignità umana. Tutti, indipendentemente dalla loro origine, devono rispettare i diritti e la dignità degli altri.




Un pensiero su “Africano molesta carabiniera, giudici lo scarcerano: “Disprezza le donne””

  1. cominciamo a mettere i giudici responsabili di queste folli decisioni a zappare la terra per almeno un anno e poi vediamo se cambiano atteggiamento!

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