Oggi Cesare attraversava il Rubicone: Alea iacta est

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Nel 49 a.C., Giulio Cesare attraversò il Rubicone, fiume che segnava allora il confine dell’Italia, sfidando l’oligarchia rappresentata dal Senato romano e dando inizio alla guerra civile.

L’attraversamento del Rubicone: il gesto che fece la storia di Roma

Il 10 gennaio del 49 a.C., Gaio Giulio Cesare, il conquistatore della Gallia, compì un atto che avrebbe cambiato per sempre la storia di Roma: attraversò il fiume Rubicone con le sue truppe in armi, sfidando il Senato e il suo rivale Gneo Pompeo Magno, e dando inizio alla guerra civile che lo avrebbe portato al potere assoluto.

### Il contesto storico

Giulio Cesare era uno dei più abili e ambiziosi politici e generali della Roma repubblicana, che si era distinto per le sue vittoriose campagne militari in Gallia, dove aveva sottomesso le popolazioni locali e allargato i confini dell’Impero. Cesare era anche uno dei membri del primo triumvirato, un’alleanza politica che aveva formato con Pompeo, il più famoso condottiero dell’epoca, e con Marco Licinio Crasso, il più ricco oligarca di Roma. Il triumvirato si era formato nel 60 a.C., con lo scopo di controllare il potere, contrastando l’opposizione del Senato, l’organo che rappresentava l’aristocrazia e la tradizione repubblicana.

Il triumvirato, però, si era indebolito con il tempo, a causa delle rivalità tra i suoi membri e degli eventi esterni. Nel 53 a.C., Crasso era morto in una disastrosa spedizione contro i Parti, un popolo dell’Asia che minacciava i domini romani in Oriente. Nel 52 a.C., Pompeo era stato eletto console unico, grazie al sostegno del Senato, che lo vedeva come un difensore dell’ordine pubblico e della legalità, minacciati dalle lotte tra le fazioni politiche e dai disordini sociali. Cesare, invece, era rimasto in Gallia, dove aveva affrontato la rivolta delle tribù galliche, guidate dal capo arverno Vercingetorige, che era stata repressa dopo un lungo, sanguinoso e duro assedio della città di Alesia.

Il Senato, temendo il crescente prestigio e potere di Cesare, e sospettando le sue mire di dominio assoluto, gli ordinò di lasciare il comando delle sue legioni e di tornare a Roma da privato cittadino, senza la protezione dell’immunità consolare, che gli sarebbe spettata solo se fosse stato eletto console per l’anno successivo. Cesare, però, consapevole che questo lo avrebbe lasciato alla mercé dell’oligarchia, non accettò di rinunciare al suo esercito che era l’unica garanzia della sua influenza politica, e chiese al Senato una proroga del suo mandato, o almeno, di permettergli di mantenere il comando di una legione.

Il Senato, però, rifiutò ogni compromesso, e dichiarò Cesare nemico pubblico, intimandogli di deporre le armi e di sottomettersi alla legge. Pompeo, che era stato il principale alleato di Cesare, si schierò con il Senato, e si preparò a guidare le forze lealiste contro il suo ex collega.

### Il gesto decisivo

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Cesare, allora, spalle al muro, decise di reagire, e di sfidare apertamente il Senato e Pompeo. Con una mossa audace e improvvisa, marciò verso l’Italia con la sua tredicesima legione, formata da cinquemila fanti e trecento cavalieri, che era la sua unità più fedele di veterani italici.

Il 10 gennaio del 49 a.C., Cesare raggiunse il fiume Rubicone, che segnava il confine tra la provincia di cui era governatore, e l’Italia sotto il controllo diretto del Senato.

Secondo la legge romana, nessun generale poteva entrare in Italia con le proprie truppe senza il permesso del Senato, pena la dichiarazione di guerra. Cesare, però, non si fermò, e attraversò il fiume, pronunciando la celebre frase “Alea iacta est”, il dado è tratto, a indicare che aveva compiuto un gesto irreversibile, e che si assumeva tutte le conseguenze della propria scelta.

L’attraversamento del Rubicone fu un atto simbolico, che segnò la rottura definitiva tra Cesare e il Senato, e l’inizio della guerra civile. Cesare, infatti, non intendeva conquistare Roma con la forza, ma voleva imporre la sua volontà politica, e riformare lo Stato secondo la sua visione. Cesare, infatti, si considerava ed era il campione della causa popolare, e voleva ampliare i diritti e le opportunità dei ceti più umili, che erano stati trascurati e oppressi dall’aristocrazia senatoriale. Cesare, inoltre, si riteneva il continuatore dell’opera di Gaio Mario, suo zio e protettore, che era stato il capo della fazione dei populares, e che aveva riformato l’esercito, rendendolo più professionale e fedele al proprio comandante.

### Le conseguenze storiche

L’attraversamento del Rubicone ebbe delle conseguenze storiche enormi, che cambiarono il corso della storia di Roma e del mondo antico. Cesare, infatti, dopo aver attraversato il Rubicone, si diresse rapidamente verso Roma, dove entrò senza incontrare resistenza, poiché Pompeo e i senatori si erano rifugiati in Grecia, dove speravano di radunare un esercito più numeroso e potente di quello di Cesare. Cesare, però, li inseguì, e li sconfisse nella battaglia di Farsalo, nel 48 a.C., costringendo Pompeo a fuggire in Egitto, dove fu ucciso per ordine del giovane re Tolomeo XIII, che voleva ingraziarsi Cesare.

Cesare, però, non approvò il gesto e fece giustiziare i responsabili, perché nessun barbaro poteva permettersi di uccidere un cittadino.

Cesare, poi, proseguì la sua campagna militare, sottomettendo le ultime resistenze dei pompeiani in Africa, in Spagna e in Asia Minore, dove pronunciò la famosa frase “Veni, vidi, vici”, venni, vidi, vinsi, dopo aver battuto il re del Ponto, Farnace, nella battaglia di Zela, nel 47 a.C.

Cesare, infine, tornò a Roma, dove fu accolto da eroe, e dove ricevette onori e poteri straordinari, che lo resero il padrone assoluto della Repubblica. Cesare, infatti, fu nominato dittatore a vita, console per dieci anni, pontefice massimo, prefetto dei costumi, e padre della patria. Cesare, inoltre, avviò una serie di riforme, che riguardarono il calendario, la cittadinanza, la distribuzione delle terre, la colonizzazione, l’amministrazione, la giustizia, e la cultura. Cesare, però, non riuscì a godere a lungo dei frutti delle sue imprese, poiché fu assassinato il 15 marzo del 44 a.C., da un gruppo di senatori, guidati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, che volevano restaurare la libertà repubblicana, ma che in realtà scatenarono una nuova guerra civile, che portò alla fine della Repubblica e all’instaurazione dell’Impero, sotto il nipote e figlio adottivo di Cesare, Ottaviano Augusto.

L’Impero fu l’inizio della fine.




9 pensieri su “Oggi Cesare attraversava il Rubicone: Alea iacta est”

  1. ”L’intelligenza artificiale ha creato versioni realistiche di busti romani”
    ://www.instagram.com/p/C14DzNDtypf/
    Versioni ben fatte.

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