Capodanno islamico a Milano dimostra che il futuro islamico è qui

Vox
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Le immagini del Capodanno a Milano dimostrano una cosa non confutabile: siamo invasi.

Sono troppi. Sono tra noi. E sono ostili.

E ci stanno sostituendo non perché arrivano con i barconi, ma attraverso i decreti flussi e i ricongiungimenti familiari. Sono tutti regolari che finiscono nelle nostre case popolari e trasformano i quartieri delle città, uno ad uno, in colonie islamiche.

E siccome sono regolari, vivono di sussidi. Usano le nostre scuole, i nostri ospedali e tutto il nostro stato sociale. Si prendono il nostro futuro.

E siccome sono regolari, si prendono anche la nostra cittadinanza. E, presto, faranno quello che i loro imam hanno profetizzato e minacciato: saranno poliziotti, soldati, giudici e ministri.

Il modello dovrebbe essere Israele. Solo i cittadini possono essere militari. E la cittadinanza è solo per ius sanguinis. E chi dice il contrario è antisemita. Il rispetto per il diverso da noi non può essere la rinuncia a noi. Il non razzismo non può diventare l’odio di sé camuffato da ‘integrazione’.

Come abbiamo già scritto, il problema non è il singolo. Il problema è il numero. Ci fermassimo a pochi, potremmo anche vedere il tutto come bizzarria tragicomica. Invece è solo l’inizio. Presto, ad esempio, potremmo trovarci carabinieri e poliziotti musulmani armati agli angoli delle strade per ‘difenderci’ da terroristi musulmani.

Incaricati di proteggerci da attentati islamici. La cosa vi lascia tranquilli?

In Francia e Belgio si indaga sulla complicità di agenti islamici in diversi casi di terrorismo. Non è un caso che lì ci siano stati attacchi e qui ancora no.

Dobbiamo decidere se è normale avere militari che hanno con noi alcun legame di sangue, cosa che in Israele è vietata a parte alcune eccezioni. Perché qui cade l’unica solidarietà che non dipende da fattori contingenti: quella di sangue. I soldati non muoiono in battaglia per una società multietnica, ma sapendo di difendere propri simili. E’ questo che permise a 300 spartani di resistere alla Termopili contro migliaia di soldati multietnici. Non altro. Non avere giurato ad uno Stato: ma l’identità di sangue. Gli Stati Uniti hanno avuto la fortuna di non combattere mai una guerra in casa propria, altrimenti si polverizzerebbero in un attimo.

Roma è caduta quando ha iniziato ad aprire l’esercito ai Barbari. Pensavano che avrebbero combattuto alla morte contro altri Barbari! E oggi c’è chi pensa che un carabiniere islamico, davanti all’alternativa tra uno Stato che non lo rappresenta e il richiamo del sangue sceglierebbe il primo: folli.

Chiudere i porti è cosa buona e giusta. E necessaria. Ma assolutamente insufficiente. Questi arrivano ‘legalmente’ con i ricongiungimenti familiari. E poi diventano ‘italiani’ solo per il fatto di avere vissuto qui qualche anno dopo esserci nati: è assurdo. Come dimostrano Francia e Belgio, questo non li rende italiani, rende solo più complicato mandarli via.

Perché, davanti agli errori mortali degli altri, vogliamo ripercorrere la stessa strada verso il precipizio?

Scegliere un’altra strada, non è razzismo, è legittima difesa. Il razzismo è disprezzare qualcuno, non amare se stessi. Razzismo è volere ridurre ogni popolo senza identità e legami.

In Francia, un rapporto parlamentare denuncia l’infiltrazione dell’islamismo nella polizia e nell’esercito attraverso l’arruolamento di immigrati musulmani di seconda e terza generazione:

Francia: la sharia è ovunque, polizia e scuole in mano a islamici

Diversi poliziotti ‘francesi’ si sono apertamente rifiutati di proteggere le sinagoghe e le chiese o di osservare un minuto di silenzio per commemorare le vittime degli attacchi terroristici islamici.
Stessa infiltrazione che avviene nei Paesi Bassi:

Islamici infiltrati nelle polizia – FOTO

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In Germania, oltre tremila musulmani sono presenti tra le fila dell’esercito tedesco:

Islamizzazione: 3mila islamici nell’esercito tedesco

A Berlino, le nuove reclute dell’accademia di Polizia hanno difficoltà a parlare e scrivere il tedesco in modo corretto. Per questo dovranno essere organizzati corsi.

E’ un problema diffuso:

Gang islamiche hanno infiltrato le Polizie europee, troppi cadetti musulmani

Il giornale tedesco Die Welt ha diffuso l’audio di un addestratore in un’accademia di Polizia di Berlino, nel quale il funzionario si lamenta della presenza di reclute figlie di immigrati.

L’uomo denuncia l’indisciplina, l’odio verso la Germania e la violenza. Il funzionario conclude rivelando quella che per noi tutti è una ovvietà: “Questi non sono nostri colleghi, sono il nemico. Il nemico che ci siamo messi in casa“.

E ora anche l’Italia inizia a mettersi il nemico in casa:

Giura Badar, il primo Carabiniere islamico – FOTO

Come abbiamo già scritto, il problema non è il singolo. Il problema è il numero. Ci fermassimo a Badar, potremmo anche vedere il tutto come bizzarria tragicomica. Invece è solo l’inizio. Presto potremmo trovarci carabinieri e poliziotti musulmani armati agli angoli delle strade.

Incaricati di proteggerci da attentati islamici. La cosa vi lascia tranquilli?

In Francia e Belgio si indaga sulla complicità di agenti islamici in diversi casi di terrorismo. Non è un caso che lì ci siano stati attacchi e qui ancora no.

Gli stessi che vorrebbero rimuovere la giornalista col crocifisso dal telegiornale Rai, sono poi eccitati al vedere una donna velata in un’occasione pubblica.

Dobbiamo decidere se è normale avere militari musulmani. Perché qui cade l’unica solidarietà che non dipende da fattori contingenti: quella etnica. I soldati non muoiono in battaglia per una società multietnica, ma sapendo di difendere propri simili. E’ questo che permise a 300 spartani di resistere alla Termpopili contro migliaia di soldati multietnici. Non altro. Non avere giurato ad uno Stato: ma l’identità di sangue.

Roma è caduta quando ha iniziato ad aprire l’esercito ai Barbari. Pensavano che avrebbero combattuto alla morte contro altri Barbari! E oggi c’è chi pensa che un carabiniere islamico, davanti all’alternativa tra uno Stato che non lo rappresenta e il richiamo del sangue sceglierebbe il primo: folli.

Chiudere i porti è cosa buona e giusta. E necessaria. Ma assolutamente insufficiente. Questi arrivano ‘legalmente’ con i ricongiungimenti familiari. E poi diventano ‘italiani’ solo per il fatto di avere vissuto qui qualche anno dopo esserci nati: è assurdo. Come dimostrano Francia e Belgio, questo non li rende italiani, rende solo più complicato mandarli via.

Perché, davanti agli errori mortali degli altri, vogliamo ripercorrere la stessa strada verso il precipizio?

Scegliere un’altra strada, non è razzismo, è legittima difesa.




4 pensieri su “Capodanno islamico a Milano dimostra che il futuro islamico è qui”

  1. A parte |e cagate dell troll castra-onte , tutto vero quello descritto , chiaro se ne fai arrivare a iosa , personalmente ho visto cose che manco un agente segreto capisce….del resto i poltronari panciafichisti lego – fratelli di ucraina non sanno un acciderbole!

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