Salari in Italia, dal 1991 rimasti fermi grazie agli immigrati

Vox
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Nel 1991 è iniziata in Italia l’immigrazione di massa. Da allora importiamo masse di lavoratori a basso costo che deprimono i salari e impoveriscono classe media e lavoratrice. Esacerbando gli squilibri di ricchezza.

Meloni continua con questa follia con i famigerati decreti flussi. Importando povertà.

Finché dai la possibilità agli ‘imprenditori’ o sedicenti tali di importare lavoratori stranieri a basso costo, questi non investiranno in tecnologia.

L’Italia ha bisogno di investimenti in tecnologia per creare lavori ad alta produttività e rendimento.

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Oltre gli immigrati dobbiamo anche ringraziare l’Euro che dal 2000 in poi ha peggiorato la situazione.

I salari in Italia non sono cresciuti quasi per niente negli ultimi 30 anni grazie alla massiccia presenza di immigrati.

Tra il 1991 e il 2022 la crescita è stata dell’1% a differenza dei Paesi dell’area Ocse, dove sono cresciuti in media del 32,5%. E’ quanto emerge dal rapporto Inapp, presentato oggi a Roma. In particolare, nel solo 2020, si è registrato un calo dei salari in termini reali del -4,8%, con la differenza più ampia con la crescita dell’area Ocse con un -33,6%. Accanto a questo problema si è sviluppato anche quello della scarsa produttività: a partire dalla seconda metà degli anni Novanta la crescita della produttività è stata di gran lunga inferiore rispetto ai Paesi del G7, segnando un divario massimo nel 2021 pari al 25,5%.

Importiamo un esercito di schiavi e il governo si riempie la bocca con la ‘occupazione’. Ma è una occupazione fasulla che segna un declino evidente.

Ci salveremo solo azzerando l’immigrazione regolare. Altrimenti diventeremo un paese ‘sudamericano’ con pochi ricchi e una massa di disgraziati.