“Italiani, abbracciate i migranti”, ma lui li caccia dal Vaticano

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Apri le porte del Vaticano, che sono belle chiuse e sprangate. Il Vaticano è grande quanto Lampedusa e ha tanti spazi vuoti, li vuoi? Un governo serio glieli porterebbe davanti alle mura vaticane. Così può abbracciarne quanti ne vuole.

L’omino bianco colpisce ancora con le sue tesi strampalate. Esca da solo di sera senza scorta in una città a caso d’Europa dove vivono ‘loro’. VERIFICA LA NOTIZIA[/caption]

Nel pieno della tempesta mediatica che coinvolge la Chiesa per i finanziamenti diretti ed indiretti alla ong Mediterranea Saving Humans di cui è capo missione l’ex leader no global Luca Casarini, il Papa non rinuncia a parlare di migranti. Lo fa con i toni ed i contenuti a cui ci ha abituato in quasi undici anni di pontificato. Nell’udienza concessa oggi ai prefetti della Repubblica italiana, Francesco ha richiamato al dovere dell’accoglienza, ricordando ai rappresentanti del governo a livello locale che i migranti “sono volti e non numeri”.

Questo, capo di uno Stato estero, predica agli agenti viaggio dei clandestini – questo il lavoro che fanno oggi i prefetti – l’accoglienza degli invasori. Eversione.

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Mattinata impegnata per il Pontefice argentino che domenica prossima spegnerà la 87esima candelina. In Sala Clementina ha ricevuto anche i prefetti italiani ai quali ha dato merito di svolgere un compito gravoso in cui è necessario “coniugare il rispetto della legge con l’attenzione all’umano”. Le tre grandi sfide da affrontare per un prefetto in Italia oggi sono, secondo il Papa, l’ordine pubblico, le criticità ambientali e la gestione dei flussi migratori. A proposito dei problemi idrogeologici Francesco ha citato le recenti calamità che hanno colpito Emilia Romagna, Toscana e Sicilia. In merito a questi tragici eventi, il Pontefice ha voluto elogiare quelle che ha definito “le migliori qualità del popolo italiano” dimostrate “soprattutto nelle difficoltà” in mezzo alle quali il popolo italiano “sa unirsi in modo esemplare, congiungendo la solerzia delle istituzioni all’impegno dei cittadini”.

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Le recenti polemiche sui finanziamenti della Chiesa ad una ong non hanno fatto desistere Bergoglio da un passaggio sull’accoglienza. Il Papa ha detto che i migranti “sono volti e non numeri” definendoli poi “persone che non si possono semplicemente classificare, ma che occorrerebbe abbracciare”. Ai prefetti che hanno a che fare quotidianamente col problema della gestione dei flussi migratori, il Pontefice argentino ha detto che i migranti sono “fratelli e sorelle che hanno bisogno di essere sottratti dai tentacoli delle organizzazioni criminali, capaci di speculare senza alcuna pietà sulle loro disgrazie”. Ai prefetti spetta il compito di “organizzare sul territorio una loro accoglienza ordinata, basata sull’integrazione e sul costruttivo inserimento nel tessuto locale”. Questi funzionari dello Stato non vanno lasciati soli a gestire le situazioni di disordine così come ad ascoltare quelle che Bergoglio ha definito le “apprensioni” e le “tensioni che si possono generare nei residenti”. Parole che denotano una consapevolezza di come l’accoglienza non sia solo rosa e fiori.

Apri le porte del Vaticano, che sono belle chiuse e sprangate. Il Vaticano è grande quanto Lampedusa e ha tanti spazi vuoti, li vuoi? Un governo serio glieli porterebbe davanti alle mura vaticane. Un governo superserio libererebbe il centro di Roma da questo anacronismo storico e rimanderebbe gli invasori africani in Africa.