Guede, l’ex italiana ha aspettato due anni di pestaggi prima di denunciarlo

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Se ci fosse il patriarcato, il padre, invece di scrivere su X, le avrebbe impedito di frequentare l’africano assassino di donne Guede. Invece, nell’epoca attuale, se lo avesse fatto a casa sua sarebbe arrivata la Digos chiamata dalla figlia antirazzista.

Poi, quando le ammazzano, la colpa è del patriarcato, mica della loro stupidità nelle scelte ‘sentimentali’. E voi dovreste anche sentirvi ‘colpevoli’ se compensano col culo l’assenza di cervello.

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“Molto provata”. L’ex di Rudy Guede, che oggi lo accusa di violenza sessuale, lesioni e maltrattamenti, viene descritta così da chi in queste ore le sta accanto. Tra di loro c’è anche il suo avvocato Francesco Guido. “È una ragazza di 23 anni che ha subito dei traumi – dice il legale – e che ora si trova pure catapultata in una vicenda mediatica molto più grande di lei”:

Braccialetto elettronico per Rudy Guede invece di arresto ed espulsione – VIDEO

La giovane, viterbese, ha avuto una relazione con Guede dopo l’assassino della Costa d’avorio è uscito dal carcere dove ha scontato nemmeno 13 anni per l’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nel 2007.

Un rapporto che viene definito ‘turbolento’.

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Questa estate la ragazza si è rivolta ai poliziotti della squadra mobile di Viterbo raccontando di vessazioni che avrebbe subito tra il 2022 e il 2023.

“Non le è stato facile denunciare il proprio compagno – afferma l’avvocato Guido -. Ha dovuto prima razionalizzare gli episodi che sono avvenuti. Ha avuto bisogno di tempo e della necessità di fare un processo interiore, riflessioni a livello personale che alla fine l’hanno portata a denunciare il proprio compagno. Un atto, certamente, molto forte”.

Nella denuncia la 23enne parla di aggressioni e dice di essere stata costretta ad avere rapporti sessuali contro la sua volontà. Riporta più episodi di maltrattamenti, anche se non all’ordine del giorno, che poi sarebbero stati documentati dagli agenti che hanno svolto le indagini. Tra le carte pure i referti medici delle lesioni che le sarebbero state provocate da Guede e per cui sarebbe dovuta ricorrere alle cure dei sanitari.

Le indagini, durante le quali la ragazza è stata sentita in incidente probatorio dalla pm Paola Conti che ha voluto cristallizzare il suo racconto, mercoledì mattina sono sfociate per Guede nel divieto di avvicinamento di 500 metri dalla ex, con l’applicazione del braccialetto elettronico.

“C’è soddisfazione – esprime l’avvocato Guido – per l’operato della procura, che in tempi rapidissimi ha dimostrato di essere efficace nella tutela della parte offesa. Il provvedimento è un punto di inizio, ad esclusiva tutela della 23enne. Il gip, nell’emetterlo e disponendo addirittura il braccialetto elettronico, ha ritenuto che sussistano gravi indizi di colpevolezza in capo a Guede”.

Per notificargli la misura la polizia ha raggiunto il 36enne al Centro studi criminologici di piazza della Rocca con cui collabora grazie alla laurea conseguita durante la detenzione in carcere. Poi è stato portato in questura.

Il 36enne, dopo essere tornato in libertà a fine 2021, è rimasto a Viterbo dove la sera lavora come cameriere in un ristorante – pizzeria sulla Cassia nord.




4 pensieri su “Guede, l’ex italiana ha aspettato due anni di pestaggi prima di denunciarlo”

  1. Il commento iniziale è ineccepibile
    È quello che penso io, peccato che il negro non ci abbia liberato di questa altra ritardata…. Vedete non sono razzista, tifo per il negro!

  2. Ennesima vicenda che dimostra come da parte delle femmine bianche di oggi (non vi offendete se non uso il termine “donna”), per gran parte indottrinate e mentalmente formattate dall’ideologia criminale femminista (perché il Femminismo è un’ideologia CRIMINALE a tutti gli effetti) adottano una grave disparità di atteggiamento che le porta ad essere verso i maschi ne(g)ri troppo facili nel dargli confidenza, accondiscendenti e sottomesse, a livello da considerarli quasi “esseri superiori”. Di contro diffidenti, prevenute e ribelli verso i maschi di razza bianca come loro. Per le suddette ragioni, ovvero indottrinamento psicologico, quelle che si legano ai ne(g)ri o ci hanno delle relazioni occasionali, non si rendono conto che i medesimi le usano come oggetto sessuale per recare un affronto a noi maschi bianchi. Non gliene fotte un cazzo, buttano l’onore e la dignità nel cesso per loro. Questo succede perché i primi a buttare nel cesso l’onore e la dignità è la stragrande maggioranza dei maschi bianchi di oggi, in realtà omuncoli, e a loro volta, indirettamente indottrinati dal Femminismo, i quali sono totalmente ignari o menefreghisti sul fatto che questa massa consistente di maschi ne(g)ri viene qua per fare ratto sessuale delle femmine. Se fossero uomini per davvero, non tollerebbero la loro presenza nel territorio.

    1. Poi dopo averle prese dal nero di turno, si mettono col ragazzo bianco bravo lavoratore e che le mantenga, e lo trattano come pezza da piedi.

      1. Per coerenza (e per “decenza”), chi è stata contaminata da un maschio ne(g)ro dovrebbe continuare a farsela con altri maschi ne(g)ri. Non è corretto che poi abbia nuovamente relazioni con dei maschi bianchi. Ma questo avviene perché i primi che non ci fanno caso, poiché indottrinati dal “siamo tutti uguali” o dal “uno vale uno” (sta minchia!), sono proprio questi ultimi. Invece le differenze ci sono eccome, l’uguaglianza in natura non esiste. E i primi che lo sanno sono proprio i ne(g)ri, che vengono qua perché non ci vedono “come loro”, ma come dei nemici a cui recare un grave affronto toccandogli le femmine.

        Nella vita bisogna scegliere, o la cioccolata o la merda. Troppo facile scegliere prima l’uno e poi l’altro o viceversa, o ambedue le cose. Non è possibile ed è privo di buonsenso. Quando una strada viene tracciata, non è più possibile tornare indietro.

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