Patriarcato: uccisa a pugni da Mustafa insieme al bambino

Vox
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Abrogare i ricongiungimenti familiari.

La notte del 30 gennaio 2020, Mustafa Zeeshan, 40enne pizzaiolo pakistano, uccise di botte la moglie Fatima di 28 anni, incinta all’ottavo mese, nel loro appartamento a Versciaco, in Alto Adige.

La donna e il bimbo che portava in grembo furono lasciati agonizzanti in casa per 10 ore. Quella fu l’ultima violenza di una lunga serie: Fatima viveva come una reclusa, privata di ogni libertà, senza poter mai uscire da sola, nemmeno per fare la spesa.

Per questo motivo, Fatima voleva porre fine a quello che era iniziato come matrimonio combinato: la donna aveva visto Zeeshan per la prima volta il giorno delle nozze in Pakistan.

Nel marzo scorso, è arrivata la sentenza di condanna all’ergastolo per Mustafa Zeeshan: è stato ritenuto responsabile anche del reato di interruzione di gravidanza non consensuale.

E’ comunque bizzarro che l’interruzione di gravidanza sia reato solo se “non consensuale”, come se la vittima non fosse il bambino ma il diritto ad ucciderlo della madre.




2 pensieri su “Patriarcato: uccisa a pugni da Mustafa insieme al bambino”

  1. In Italia se uccidi una persona gli danno qualche anno di carcere.

    In America se uccidi una persona devi essere ucciso.

    Mel mio paese ideale, devi uccidere un leghista o un fascista islamico, anche quando non ha ucciso nessuno.

I commenti sono chiusi.