Nigeriano stupra magistrato a Roma: dopo altri stupri era libero

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L’africano si aggirava indisturbato nel parco di Tor Marancia, a Roma, a “caccia” di italiane da violentare nonostante i ripetuti processi per stupro.

Era diventato l’incubo di quante andavano lì a portare i cani a spasso o a fare jogging.

Dopo averlo individuato e sottoposto al test del Dna, gli investigatori sono riusciti – andando a ritroso – a risalire forse a tutte le vittime che aveva stuprato.

Tra di loro c’è anche un magistrato romano, in quel periodo in servizio in un altro distretto di Corte d’appello.

E pensare che era libero grazie ad altri magistrati romani.

Albert Obakpolor Eghaghe, nigeriano di 28 anni, è di nuovo imputato davanti al Tribunale capitolino con l’accusa di aver stuprato una donna, sulla sessantina, che nel marzo del 2020, intorno alle 8,30 del mattino, stava portando a passeggio i suoi due cani.

«Mi ha aggredito alle spalle e mi ha buttato a terra. Ha iniziato a spogliarmi e palpeggiarmi nelle parti intime. Per fortuna, avendo fatto yoga, sono riuscita a contrarre i muscoli delle gambe e ad evitare il peggio. Mi ha picchiato e rubato il cellulare». È questo uno dei passaggi del drammatico racconto della vittima, sentita venerdì scorso come testimone dai giudici della prima sezione penale di Roma.

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«Stavo con i miei due cani: uno si è messa a piangere per la paura, l’altro è scappato. Da buona canara, appena mi sono ripresa, l’ho cercato disperatamente per tutto il parco. Se non fosse intervenuto il mio amico, o se mi fossi inoltrata nel boschetto, non so come sarebbe andata a finire», ha concluso la donna.

Subito dopo il presidente del collegio, Alfonso Sabella, ha fatto salire sul banco dei testimoni l’uomo che ha salvata la signora. «Quella mattina stavo facendo un giro nel parco di Tor Marancia con il mio cane, quando ho notato un personaggio sospetto: aveva il cappuccio calato sulla testa, un giubbotto grigio, una sciarpa a scacchi neri e bianchi, i pantaloni della tuta scuri». Il cosiddetto razzismo e i pregiudizi ti fanno notare i personaggi sospetti e salvano vite. Il problema è che questo cosiddetto razzismo e questi pregiudizi dovrebbero esseri quando tentano di passare le frontiere.

Alla domanda del magistrato, se fosse l’imputato seduto in aula in quel momento, il testimone ha confermato: «Sì, è lui, anche se lo trovo più ingrassato di tre anni fa». Se la spassano in carcere.

«Dopo aver percorso il solito sentiero, una sorta di budello, l’ho rincontrato mentre stava per terra, sdraiato addosso a una donna che successivamente ho riconosciuto essere Adelaide (nome di fantasia, ndr). Lei strillava. Io ho corso verso di loro, ma lui, quando mi ha visto, è scappato – ha spiegato il teste – A quel punto ho prestato soccorso alla signora, che aveva una delle due gambe dei pantaloni calati. Le usciva il sangue dalla bocca e aveva un occhio nero. Dopo averla aiutata a rivestirsi, siamo andati alla ricerca di uno dei suoi cani. Alla fine l’ho accompagnata al pronto soccorso. Sono un padre di famiglia e ancora oggi, ripensando a quei momenti, mi sento male». Il patriarcato salva vite.

Obakpolor è già stato condannato, in via definitiva, a 12 anni di reclusione per un altro stupro avvenuto sempre nel parco di Tor Marancia, intorno alle 7,30 del 18 luglio 2020; quindi quattro mesi dopo l’episodio per cui è ora imputato davanti alla prima sezione penale. In quel momento era ancora a piede libero perché la polizia è riuscita ad arrestarlo solo il successivo 14 agosto. Grazie al campione di Dna che gli è stato prelevato mentre si trovava ricoverato in ospedale, gli investigatori gli hanno potuto addebitare anche la violenza sulla signora Adelaide.

La vittima dello stupro del 18 luglio 2020 è un magistrato: stava portando a spasso il suo cagnolino quando il nigeriano l’ha aggredita. Terrorizzata, la 40enne, lo ha implorato di lasciarla stare, arrivando a dargli 7 euro. Obakpolor, che le aveva mostrato un coltello lungo 15 centimetri, ha preso i soldi e poi si è dileguato. Per questo, oltre allo stupro, è stato condannato per rapina e porto d’armi.

Non è questo l’unico precedente. Il 28enne ha subito altri processi per violenza sessuale: abusi che sarebbero avvenuti sempre nello stesso parco.

Se i suoi colleghi lo avessero condannato e poi espulso, non avrebbe stuprato questa povera donna.




3 pensieri su “Nigeriano stupra magistrato a Roma: dopo altri stupri era libero”

  1. Seguendo la loro testa vuota il necro deve essere liberato, in quanto ha subito un trauma negli inesistenti leager libici, o meglio nella lunga traversata verso il paese di bengodi chiamato italia.. o non vale perché è na magistrato

I commenti sono chiusi.